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giovedì 10 marzo 2011

Pianto liberatorio


Sento il bisogno di scrivere questo post e condividere i miei pensieri. Fare la mamma non è facile. Ci si assume la responsabilità di accudire un cucciolo d'uomo perchè possa acquisire tutte le abilità che gli sono neccessarie per diventare un uomo indipendente.
Alcuni giorni sembrano più facili di altri. Certi giorni però, quando il mio piccolo non vuole saperne di dormire o di star tranquillo e si lamenta continuamente senza motivo apparente (anche se ha già mangiato ed è pulito); e allora la fatica più grande è quella di calmarlo...
Fortunatamente il mio cucciolo ha avuto un parto facile e i primi tre mesi è stato un neonato molto sereno. Ultimamente invece cominciava ad essere sempre più nervoso....i dentini che spuntano dicevano le nonne...ma una volta spuntati sti dentini, l'uggia non è passata.

Cominciavo a preoccuparmi, soprattutto quando nel tentativo di addormentarlo in braccio e con il ciuccio aveva cominciato a darmi dei pizzicotti dolorosissimi sul collo.
Poi, un giorno entrai in una libreria per cercare un libro da regalare a mia nipote sulla pittura e invece mi sono imbattuta su un libro rivolto ai genitori sulle lacrime di bambini e neonati. Attratta dalla prefazione l'ho comprato ed ho scoperto un mondo nuovo.

Noi adulti sappiamo che ogni tanto un pianto liberatorio fa bene. Quando qualcuno ci ferisce, o per un problema al lavoro o per il troppo stress accumulato, ci scappa la lacrima, almeno per le donne è così, forse per gli uomini è un pò più complesso (socialmente per loro non è riconosciuta come debolezza legittima, chissà perchè poi!).
Insomma dopo un aver versato un pò di lacrime ci sentiamo meglio no?
a me succede così in effetti.
ecco...per i neonati ed i bambini è lo stesso. Accumulano tensione anche loro e soprattutto in prossimità dell'ora della nanna quando devono lasciarsi andare sentono il bisogno di sfogarsi.
L'autrice del libro consiglia vivamente di abbracciare i propri figli durante gli episodi di pianto e stare loro vicini fintanto che dura la crisi, per trasmettere loro la nostra vicinanza e compassione e non farli sentire abbandonati.

Sono due giorni che sto cercando di far sfogare il mio elfo e dopo belle mezz'ore di pianto si calma e si addormenta sulla mia spalla, a volte si risveglia pronto per giocare dopo 10 min altre dorme anche per due ore, dipende se è effettivamente stanco. Ma il suo umore migliora decisamente. Condivido il pensiero dell'autrice di non lasciare piangere i bambini da soli nel loro lettino nè di fornirgli altri mezzi di sfogo quali seno (ovviamente se non hanno fame), cibo, ciuccio, essere cullati o altre distrazioni poichè forniscono al bebè un meccanismo di controllo delle proprie emozioni più profonde che si strascineranno fino all'età adulta.
Gli stessi meccanismi di controllo che in età adulta si trasformano nelle sigarette, alcool, droghe varie o altre manie.
Anche le emozioni profonde vanno affrontate e gestite in modo sano, e questo è un insegnamento doveroso per un genitore verso il proprio figlio.

Il libro in questione è di Aleth J. Solter e si chiama Lacrime e capricci.


Devo aggiungere a queste mie considerazioni un chiarimento.
Sono d'accordo in linea generale con quello che afferma l'autrice del libro, tuttavia devo dire che offrire il seno ad un neonato anche quando non ha fame non rientra in un meccanismo di controllo, anzi aiuta il neonato a sentire la vicinanza della madre e a far si che si instauri un rapporto di fiducia fondamentale per la crescita sana dell'individuo. Certo non mi piace pensare di ficcare in bocca la tetta al minimo pianto ma soddisfare una esplicita richiesta si.
Il mio piccolo gnomo è sempre stato deciso su quello che voleva, tant'è che ho iniziato lo svezzamento tranquilla perchè delle volte era proprio lui a rifiutare il seno. L'unico suo vezzo rimane la notte...e anche se più volte ho pensato che sarebbe bello ritornare a dormire per una notte intera e sinceramente ammetto di  averci anche un pò provato a lasciarlo piangere un paio di volte (al risveglio delle 4), ora mi sento di dire che queste poppate rappresentano anche per me un piacere, perchè so che trasmetto a mio figlio quella sicurezza di cui ora ha bisogno.

mercoledì 24 novembre 2010

la camera dei sogni

Einstein diceva

L'Immaginazione è Potente
"L'immaginazione è tutto. E' l'anteprima di ciò che stai attraendo nella vita. L'immaginazione è più importante della conoscenza ".

cioè con l'immaginazione
puoi attrarre nella tua vita le cose che desideri (un pò quello che dice anche Tracy Hogg in "The Secret"), se non usi l'immaginazione nulla può cambiare.
E poi diceva ancora:

Non Aspettarti Risultati Diversi
"Follia: fare la stessa cosa più e più volte e aspettarsi risultati diversi".

cioè è inutile aspettarsi dei risultati diversi se si co
ntinua ad avere sempre le stesse abitudini o a fare le stesse cose, a volte, basta cambiare anche di poco la propria routine per veder cambiare i risultati, per esempio cominciare a cambiare le proprie cattive abitudini in positivo.


Perciò oggi voglio provare ad usare l'immaginazione per vedere se la casa dei miei sogni compare oppure no. E' un pò di tempo che cerchiamo casa, vista la necessità di maggiore spazio, ma finora nulla all'orizzonte. Però questa cosa dell'immaginazione mi intriga parecchio, parto con l'esperimento e poi vi saprò dire come va a finire.
Intanto comincio ad immaginare la camera da letto!
mi piacerebbe il parquet in legno chiaro come la foto, o dipinto di bianco


ed un bel camino da accendere nelle fredde sere di inverno (al posto della tv).

Il letto lo vorrei così, in legno, un pò invecchiato e con il baldacchino per poter usare la zanzariera, che qui a Firenze non se ne può fare a meno, soprattutto d'estate.
oppure come questo, in ferro battuto fianco o nero, per appenderci tanti ninnoli, ma sempre con una zanzariera a soffitto!

Questo post mi è stato ispirato dal blog di Vivizen

giovedì 6 maggio 2010

il segreto qual'è?


oggi vi voglio parlare di un libro che sto leggendo.S'intitola "The Secret", l'autrice è sconosciuta una certa Rhonda Byrne, e nel 2007 in America il suo libro è divenuto uno dei primi best seller. Perchè tanto successo?Ne avevo sentito parlare su una rivista qualche tempo fa e già avevo capito come mai tutto questo interesse..poi qualche giorno fa,mentre ero in fila alla cassa del supermercato me lo ritrovo tra gli scaffali e di punto in bianco decido di comprarlo.
Lo sto leggendo tutto d'un fiato ed in realtà non mi sta rivelando alcunchè di segreto. Allora cosa ha reso questo libro un best seller?
Semplicemente questa tipa un bel giorno ha deciso di mettere nero su bianco i suoi pensieri e naturalmente ha cercato di documentarli per renderli credibili.

La cosa straordinaria è che parla semplicemente dei benefici effetti del pensiero positivo. Cosa di cui tutti siamo a conoscenza, ma che il più delle volte tartassati dalla negatività dei messaggi mediatici dimentichiamo di mettere in atto. Forse in alcuni punti trovo che l'autrice affronti il tema marcando forzatamente sui benefici materialistici (tipo come ottenere ricchezza, una nuova macchina ecc..) piuttosto che su quelli spirituali (tema comunque affrontato).
In linea di massima concordo pienamente con la teoria dell'attrazione poichè ho verificato più volte nella mia vita quotidiana la sua efficacia.
Perciò lo consiglio vivamente ai malati cronici di pessimismo, potrebbero scoprire aspetti della propria vita sorprendenti.

Mi dispiace un pò che ultimamente sto trascurando di parlare della Calabria, tema di questo blog, ma in realtà "all'orizzonte non c'è solo il tramonto" vuole affrontare anche temi più vasti che possano comunque contribuire senza presunzione a rendere la Calabria una regione migliore. Non me ne vogliano gli appassionati di cronaca!
Comunque è deciso, dopo la nascita del piccolo in agosto ci metteremo in viaggio verso casa, così dopo un anno esatto potrò finalmente respirare l'aria marina delle coste calabresi. E soprattutto anche il piccolino potrà cominciare coi propri sensi ad amare questa terra.
So che dalle parti di Vibo il nuovo gruppo di potere si sta dando da fare per dimostrare di aver meritato la fiducia degli elettori, pertanto spero di poterne verificare la veridicità degli intenti quando sarò sul posto...e si sa non sono mai stata molto clemente con la cattiva condotta .
Nell'attesa godiamoci questa timida primavera che tra una pioggia e l'altra mostra i suoi meravigliosi frutti. Non notate anche voi come sia tanto verde la natura e come siano più grandi e rigonfi le infiorescenze? sarà merito di tutta questa abbondanza d'acqua!

giovedì 8 aprile 2010

benvenuta Primavera


e finalmente la primavera si fa sentire.
La mattina nel profumo di fiori che sprigiona l'aria quando apro le finestre, nei colori del verde, lillà, giallo e rosso dei quercioli, pruni e tulipani. Nell'aria frizzantina che a mezzogiorno regala un tepore consolante. Che meraviglia la primavera!

La Pasqua è passata ma la rinascita sta ancora facendo il suo corso e la natura ci offre uno degli spettacoli più belli. Ora le giornate in giardino saranno all'ordine del giorno e magari ci scappa anche una colazione o un pranzo all'aria aperta.

Finalmente ho finito di ridipingere il cassettone/fasciatoio per il mio piccolo, il suo angolino in camera comincia a prendere forma anche se manca ancora un sacco di cose da fare.
Devo fare spazio per la culla, lavare tutti gli indumenti e lenzuolini che mi sono arrivati generosamente dalle cugine (il bello di una grande famiglia!) e sicuramente dovrò fare qualche acquisto, ma quello preferisco riservarlo al momento che la camera sarà sistemata.
Ho anche in mente di preparare tanti nuovi lavoretti con la macchina da cucire sia per il mio piccolo amore che per i neonati delle mie più care amiche...
per esempio mi piacerebbe fare dei nuovi pupazzetti dai vecchi calzini spaiati
oppure delle copertine sostituisci ciucciotto
o dei giochini di stoffa da appendere sulla culla
o la bellissima idea del fasciatoio portatile in stoffa sovrapponendo un panno di spugna su una stoffa colorata :)
nel frattempo mi sto informando sulla possibilità di usare i pannolini lavabili anzichè i comodi ma anche inquinanti pannolini usa e getta (che tra l'altro tutti mi consigliano perchè pratici, ma io proprio non ce la faccio al pensiero di contribuire all'accumulo in discarica).
gli ultimi modelli somigliano in tutto a quelli usa e getta (con elastici e mutandina impermeabili) la differenza sta che vanno cambiati quando sporchi (ma perchè lasciare il bambino per tanto tempo umido o con la cacchina a contatto della loro delicata pelle?) e possono essere lavati in lavatrice perchè in materiale lavabile. Ci sono sia quelli in cotone o in fibre naturali sia quelli in materiale plastico tipo polipropilene (che sinceramente anche se uno li usa per più bambini prima o poi dovrà porsi il problema del loro smaltimento).
Infine sto leggendo un libro interessantissimo sull'educazione precoce al vasino che consiglio vivamente a chi come me sta affrontando questo meraviglioso mondo della maternità, si chiama Senza pannolino di Laurie Boucke editore, Terra Nuova.

Sono sempre più convinta che siamo noi i fautori del mondo in cui viviamo e se non siamo i primi a mettere in pratica come vorremmo che funzionasse la società come potremmo pretendere che lo facciano anche gli altri...dopo le recenti elezioni amministrative ne sono più convinta e dopo il legittimo impedimento ancor di più.
Siamo in mano ad una società dove solo l'interesse personale è importante ed il consumismo la fa da padrone, con questi valori che importanza può avere la scelta di inquinare meno per esempio? meditate gente meditate...

mercoledì 18 marzo 2009

Saverio Strati, la nostra cultura abbandonata

apprendo con profonda tristezza dal blog blogalladeriva
della grave situazione in cui versa uno degli autori di narrativa calabrese più importanti del secolo scorso: Saverio Strati.
Riporto fedelmente la lettera che è stato costretto a scrivere sul Quotidiano della Calabria.
Sono commossa e dispiaciuta Vorrei che la nostra Regione rendesse onore a questo autore di cui ho scritto un anno circa fa una mia personale recensione su questo blog a proposito di un suo racconto: Tibi e Tascia
Io, Saverio Strati sono nato a Sant'Agata del Bianco il 16 agosto 1924.
Finite le scuole elementari, avrei voluto continuare gli studi ma era impossibile, perché la famiglia era povera. Mio padre, muratore, non aveva un lavoro fisso e per sopravvivere coltivava la quota presa in affitto. Io mi dovetti piegare a lavorare da contadino a seguire mio padre tutte le volte che aveva lavoro del suo mestiere. Piano piano imparai a lavorare da muratore. A 18 anni lavoravo da mastro muratore e percepivo quanto mio padre ma la passione di leggere e di sapere era forte. Nel 1945, a 21 anni, mi rivolsi a mio zio d' America, fratello di mia madre, per un aiuto. Mi mandò subito dei soldi e la promessa di un aiuto mensile. Potei così dare a Catanzaro a prepararmi da esterno, prendendo lezioni da bravi professori, alla maturità classica. Fui promosso nel 1949, dopo quattro anni di studio massacrante. Mi iscrissi all'università diMessina alla facoltà di Lettere e Filosofia. Leggere e scrivere era per me vivere. Nel ‘50-‘51 cominciai a scrivere come un impazzito. Ho avuto la fortuna di seguire le lezioni su Verga del grande critico letterario Giacomo De Benedetti. Dopo due anni circa di conoscenza, gli diedi da leggere, con poca speranza di un giudizio positivo, i racconti de “La Marchesina”. Con mia sorpresa e gioia il professore ne fu affascinato. Tanto che egli stesso portò il dattiloscritto ad Alberto Mondadori della cui Casa Editrice curava Il Saggiatore. Il libro “La Marchesina” ebbe il premio opera prima Villa San Giovanni. Alla “Marchesina” seguì il primo romanzo “La Teda”, 1957; alla “Teda” seguì il romanzo “Tibi e Tascia” che ricevette a Losanna il premio internazionale Vaillon, 1960. Ho sposato una ragazza svizzera e ho vissuto in quel paese per sei anni. Da questa esperienza è nato il romanzo “Noi lazzaroni” che affronta il grave tema dell'emigrazione. Il romanzo vinse il Premio Napoli. Nel 1972 tornato in Italia la voglia di scrivere è aumentata. Ho scritto “Il nodo”, ho messo in ordine racconti, apparsi col titolo “Gente in viaggio”con i quali vinsi il premio Sila. Negli anni 1975-76 scrissi “Il Selvaggio di Santa Venere” per il quale vinsi il Supercampiello, nel 1977. A questo libro assai complesso seguirono altri romanzi e altri premi. Il romanzo “I cari parenti” ricevette il premio Città di Enna; “La conca degli aranci” vinse il premio Cirò; “L'uomo in fondo al pozzo” ebbe il premio città di Catanzaro e il premio città di Caserta. Nel 1991 la Mondadori rifiutò, non so perché, di pubblicare “Melina” già in bozza e respinse l'ultimo mio romanzo “Tutta una vita” che è rimasto inedito. Con i premi di cui ho detto e la vendita dei libri avevo risparmiato del denaro che ho usato in questi anni di silenzio e di isolamento. Ora quel denaro è finito e io, insieme a mia moglie mi trovo in una grave situazione economica. Perciò chiedo che mi sia dato un aiuto tramite il Bacchelli, come è stato dato a tanti altri. Sono vecchio e stanco per il tanto lavoro.Sono sotto cura, per via della pressione alta. Esco raramente per via che le gambe amomentimi danno segni di cedere. Nonostante questi guai porto
avanti il mio diario cominciato nel 1956. Ho inediti, fra racconti e diario, per circa 5000 pagine. La mia residenza è a Scandicci. Saverio Strati
p.s.: Devo aggiungere che avendo editore alle spalle e libri da pubblicare e da ristampare, non mi sono preoccupato a organizzarmi per avere una pensione, un'assistenza nella vecchiaia. Non ho, da anni, una collaborazione a giornali o a riviste. Perciò non ho nessun reddito e quindi è da tre anni che non faccio la dichiarazione dei redditi. Faccio inoltre presente che alcuni dei miei romanzi sono tradotti in francese, in inglese, in tedesco, in bulgaro, e in slovacco e inspagnolo (Argentina). Miei racconti sono apparsi in riviste cinesi e in antologie dedicata alla narrativa contemporanea italiana: in Germania, in Olanda, in Cecoslovacchia e in Cina.


Se potete...diffondete questo appello, forse arrivando al cuore dei più si può fare qualcosa per salvare la vecchiaia di questo nobile maestro.

mercoledì 30 gennaio 2008

Tibi e Tascia


Saverio Strati (Sant'Agata del Bianco, 1924) è uno scrittore calabrese.
Saverio Strati ha scritto numerosi romanzi e racconti a sfondo sociale, ambientati prevalentemente in Calabria. Si è inoltre occupato del recupero di fiabe e racconti popolari tramandati dalla tradizione orale calabrese, pubblicandone anche una raccolta, nella quale ha curato la traduzione dal dialetto calabrese all'italiano.


OPERE:

La marchesina: racconti - Milano - Mondadori - 1956
Mani vuote: romanzo - Milano - A. Mondadori - 1960
Avventure in città - Milano - Mondadori - 1962
Il nodo - Milano - A. Mondadori - 1965
Il codardo - Milano - Bietti - 1970
I racconti di Saverio Strati - Firenze - Galleria Pananti - 1970
Noi lazzaroni: romanzo - Milano - A. Mondadori - 1972
La teda - romanzo - Milano - A. Mondadori - 1973
È il nostro turno: romanzo - Milano - A. Mondadori - 1975
Cento bambini - Cosenza - Lerici - 1976
Tibi e Tascia - introduzione di Geno Pampaloni - Milano - A. Mondadori - 1976
La marchesina - Milano - A. Mondadori - 1977
Il selvaggio di Santa Venere - Milano - A. Mondadori - 1977
Il visionario e il ciabattino - Milano - A. Mondadori - 1978
San Gregorio Magno: leggenda - Firenze - Pananti - 1978
La bella Aurora: racconto popolare - Firenze - Pananti - 1979
Il diavolaro - Milano - Club degli Editori - 1980
Gente in viaggio - Milano - A. Mondadori - 1980
Re Pero - Firenze - Lisciani-Giunti - 1981
57 favole - Firenze - Pananti - 1982
Al mare insieme agli altri - Firenze - Pananti - 1982
Fiabe calabresi e lucane - scelte da Luigi M. Lombardi Satriani e tradotte da Saverio Strati - Milano - A. Mondadori - 1982
Miti, racconti e leggende - Reggio Calabria - Gangemi - 1985
Viaggio in macchina - Soveria Mannelli - Rubbettino - 1986
I cari parenti - Novara - Mondadori-De Agostini - 1987
La conca degli aranci: romanzo - Milano - A. Mondadori - 1987
L'uomo in fondo al pozzo: romanzo - Milano - A. Mondadori - 1989
Piccolo grande Sud - Soveria Mannelli - Rubbettino - 1989
L'arpia - Lungro - Costantino Marco - 1993
Ascolta, Stefano - Milano - Mursia - 1994
Il ritorno del soldato - Cosenza - Periferia - 1994
Il vecchio e l'orologio: racconti - Lecce - P. Manni - 1994
Melina - Lecce - P. Manni - 1995
Novelle di Calabria - Reggio Calabria - Laruffa - 1996
La figlia del mago della pietra bianca - Falzea - 2000
Il Natale in Calabria - Vibo Valentia - Qualecultura - 2006


Niente male come produzione letteraria, e di cose ne ha avute da dire!
Personalmente ho conosciuto tardi questo autore.
Qualche anno fa, trovai il romanzo Tibi e Tascia (pubblicato nel 1976) a casa del mio fidanzato, a Firenze e lui mi raccontò che era il suo libro di narrativa della terza media. Mi parve curioso che a Firenze si desse tanta importanza ad un autore calabrese, allora incuriosita iniziai a leggerlo. Fu come tuffarsi a capofitto con una stretta allo stomaco nella Calabria dei miei nonni. Il racconto parla dell'amicizia di una bambina Tascia e un bambino Tibi poverissimi, del loro stato sociale, le loro aspirazioni, la struttura economica della loro comunità basata sul possedimento di terreni del signorotto locale, della divisione dei poteri tra questo, il sindaco, il maresciallo e i medici (un pò servi) e tutti gli altri, i poveri contadini che lavorano dalla mattina alla sera per un pò di pane. L'intensità del racconto però non è tanto nella minuziosa descrizione delle figure che via via si presentano quanto nei sogni dei ragazzi che non anelano al lusso dei padroni ma ad una vita dignitosa e libera. 
Consiglio vivamente la lettura di questo racconto, non solo per la scorrevolezza e la fluidità del racconto, ma soprattutto per scoprire l'origine di alcuni termini dialettali.

giovedì 16 agosto 2007

V I B O C U L T U R A

V I B O C U L T U R A
MERCOLEDÌ 15 agosto 2007 calabria ora
Nicola Grillo e la sua fuga “forzata” dalla Calabria
Il dramma dell’emigrazione nelle pagine del romanzo scritto dall’ingegnere sancalogerese
E’ un libro che ti prende totalmente.
Vi ritrovi sentimenti
e situazioni vissute in prima
persona. E’ un racconto
indignato e amaro quello dell’ingegnere
Domenico ad altro
Domenico, medico, conosciuto
in treno durante il
viaggio di ritorno dal suo
paese - Fugato - verso Roma.
Il protagonista, di origini
contadine, vuole evadere dalla
stagnante atmosfera paesana.
Viaggia, guadagna qualche
soldo, studia, diventa ingegnere
e si batte per cambiare
quel suo paese, «una foto
in grigio e marrone senza
passato e senza futuro».
Inizia così lo scontro con il
sindaco e gli assessori collusi
con la mafia. Si rende conto
ben presto che o segue il loro
esempio o non è nessuno. I
suoi progetti vengono boicottati,
perché si rifiuta di pagare
il dovuto a “quelli”. I lavori
a lui affidati gli procurano
guai e debiti. Vorrebbe arrestare
l’emigrazione, l’ingegnere,
ma deve lottare con lo
storico sindaco al potere da
decenni, ma si arrende per le
minacce e le ritorsioni contro
gli onesti suoi familiari: il padre
settantenne viene gambizzato.
E’ un “Vinto” anche lui.
Questo racconto (“Perché
fuggire dalla Calabria”, Nicola
Giovanni Grillo e Alessandra
Tucci, Geva edizioni, Roma,
2007) è un saggio duro e
crudo sul male incurabile che
affligge la Calabria ed anche
un documento di antropologia
culturale. Davvero viene
qui lucidamente rappresentato
un “incontro-scontro” di
Domenico con la propria terra,
la propria gente, con una
realtà vecchia di secoli che dichiara
guerra a chiunque minacci
le sue regole ed arriva a
scacciare i suoi stessi figli se
disubbidienti. Il volume è arricchito
da un breve saggio
sul concetto di società e di comunità
che appare in appendice.
E’, questa, una pubblicazione
che arricchisce la letteratura
sulla mafia; un libro
che a volte ha accenti commossi
e commoventi.
p. p. cam.
Atticalabria

mercoledì 1 agosto 2007

L'OMBRA DEL LUPO di Saro Ingenuo


Segnalo questa lettura
e per chi ci fosse l'8 agosto al Castello Murat di Pizzo ci sarà la presentazione del libro.



Link: http://www.teleagenda.it/index.php?cod=238606606&est=2

martedì 15 maggio 2007

UNA STORIA VERA

"Ciao,

domenica sono stato a Roma, dove ho incontrato un mio carissimo amico, Ing. Nicola Grillo, fondatore della Geva edizioni.

Mi ha regalato un libro” perché fuggire dalla calabria”ò.

Il libro è il racconto di una storia vera, di uno dei tanti figli della calabria, costretti a fuggire al nord, perché non ubbidiente alle leggi del territorio.

Il libro è unico nel suo genere, un libro VERO, frutto di una storia realmente accaduta, forte nei contenuti da voce alle vicende che si nascondono dietro la politica Vibonese e delle mazzette chieste come ringraziamento dei lavori concessi.

Può essere richiesto, direttamente alla geva edizioni, visitando il sito:

gevaedizioni

oppure ai seguenti recapiti:

GEVA EDIZIONI

Sede: Via dei Lincei, 54 - 00146 Roma
Tel/Fax: 065127106 - 065127140 - 0651430420
E-mail: info@gevaedizioni.it



Con affetto,
Attila



Per curiosità ho letto un capitolo del libro sul sito..
ne riporto una piccola parte


Semplice ingenuità o strafottenza?
Un ponte sullo stretto per unire Calabria e Sicilia?
Davvero qualcuno pensa che queste due terre non for-
mino già un corpo unico? Ma guardatele: sornione,
ossequiose e deferenti, esse da sempre si scrutano a di-
stanza ravvicinata, si osservano, si studiano sfacciate e
pudiche; da millenni esse si emulano, specchio l’una
dell’altra. Non c’è ingenuità che non nasconda malizia
in Calabria, non ce n’è in Sicilia; un’arma quanto mai
raffinata ed affilata: la sfrontatezza camuffata da inno-
cenza, un unico antagonista degno, l’ironia. E di ironia
brillavano gli occhi di un amico ingegnere mentre mi
raccontava la quotidiana angelica impertinenza di un
suo conterraneo.
Erano i primissimi anni della sua professione, viveva e
lavorava in un piccolo paese in provincia di Messina,
girava a piedi, incontrava sempre le stesse persone,
molto spesso un signore, niente più che un conoscente,
il quale ad ogni incontro si inchinava ossequioso e gli
rivolgeva sempre lo stesso saluto: “Buon giorno signor
geometro, come sta?”. Sempre lo stesso saluto, sempre lo
stesso appellativo: “signor geometro”. Divertito da
tanta deferenza ma insieme persuaso a mettere fine ad
una formalità eccessiva quanto inesatta, un giorno il
mio amico si permise di replicare: “Caro amico mio, io
mi chiamo Luigi. Usi pure il mio nome, io lo preferi-
sco. Se però lei insiste nel volersi rivolgere a me usan-
do il titolo professionale forse è meglio che le precisi
che sono ingegnere”. Pronta e disarmante la risposta,
il suo sguardo fisso nel mio: “Non si preoccupasse Lei
perché lei è bravo e prima o poi geometro ci diventerà”!

-Non tornare mai più, non pensare mai a noi.
Non ti voltare, non scrivere.
non ti far fottere dalla nostalgia.
Dimenticaci tutti. -( da Piccolo Cinema Paradiso)