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martedì 4 agosto 2009

risposta del WWF

voglio pubblicare la risposta che il presidente del WWF Calabria mi ha mandato stamattina in seguito alla lettera che gli scrissi in merito al taglio degli alberi come misura preventiva al rischio idrogeologico. Soprattutto voglio sottolineare la serietà di questa associazione, dal quale ho avuto almeno una risposta. Tutte le volte che ho provato a scrivere a qualche assessore non ho mai ricevuto la benchè minima considerazione, ovviamente sono troppo impegnati ad occuparsi del governo del territorio per prendere in considerazione le segnalazioni dei cittadini.
ecco di seguito la mail di risposta del signor Paolillo con relativi allegati (anche una considerazione sulla decisione del Comune di accettare la possibilità per l'Italcementi di Vibo Marina di usare come combustibile sia i rifiuti solidi urbani che gli pneumatici)

Gentile Signora,
condividiamo pienamente la Sua preoccupazione e le Sue critiche sui recenti tagli di alberi sulla collina del Vibonese: a proposito Le inviamo in allegato un recentissimo nostro comunicato stampa di solidarieta' alla Magistratura dopo i sequestri delle localita' "Cocari" e "Sughero".
Confidiamo molto nell'operato del nuovo Procuratore e Le confermiamo la nostra costante azione di vigilanza e di denuncia.
Un cordiale saluto.
Pino Paolillo

Segreteria Regionale WWF Calabria


APPREZZAMENTI DEL WWF PER LE INIZIATIVE A TUTELA DELLA COLLINA VIBONESE
LE POLEMICHE PASSANO, L’INQUINAMENO RESTA

Il dibattito aperto, a volte anche aspro, che ha fatto seguito alla proposta di bruciare Combustibile da Rifiuti e diecimila tonnellate all’anno di copertoni nel forno del cementificio è servito a richiamare ancora una volta l’attenzione su una situazione ambientale, quella di Vibo Marina e dintorni, che presenta troppi e mai risolti punti di criticità e di degrado più volte denunciati da associazioni, sindacati, rappresentanti eletti dai cittadini.
La stessa diatriba ha riproposto purtroppo la vecchia e fuorviante antitesi tra le ragioni dell’economia (difesa dei livelli occupazionali, riduzione delle spese di produzione) da un lato e quelle dell’ecologia (tutela della salute e dell’ambiente, una nuova politica dei rifiuti) dall’altro.
E a tale proposito penso che nessuno, in buona fede, possa davvero ritenere che chi si batte per una migliore qualità della vita desideri che anche uno solo degli operai di Vibo Marina debba perdere il posto di lavoro, ma dovrebbe essere altrettanto evidente che le preoccupazioni manifestate da più parti nelle scorse settimane, dopo l’accordo per l’utilizzo di CDR e pneumatici come combustibili, riguardano gli effetti negativi che una tale scelta potrebbe avere sull’ambiente e sui cittadini.
E che si tratti di preoccupazioni più che legittime lo testimonia la stessa storia dell’industrialismo, caratterizzata da una costante ricerca del profitto, a danno ( non sempre, ma troppo spesso), delle maestranze, delle comunità locali e dell’ambiente:
Solo per citare qualche esempio: da Porto Marghera ad Augusta, da Crotone a Cengio, da Scarlino a Taranto, da Seveso fino ai recenti casi dell’inceneritore di Colleferro, (che inquinava l’aria mentre tutto veniva fatto risultare in regola) e della “Eternit” di Casale Monferrato, le tragedie umane e i disastri ambientali capitati altrove, magari nascosti o negati per anni, non possono non suscitare una riflessione profonda sulle prospettive di un’area che da tempo è diventata un po’ il simbolo dei mali ambientali e delle contraddizioni di una provincia eternamente in bilico tra sviluppo turistico e sviluppo industriale ( un po’ come volere la botte piena e la moglie ubriaca).
Affievoliti, almeno temporaneamente, i toni della discussione sul futuro, quello che resta, anzi, che letteralmente incombe sulla frazione Marina e dintorni, è l’inquinamento dell’aria. Dopo tutte le polemiche e le assicurazioni elargite dai cosiddetti organi competenti, la cappa rossastra di provenienza ancora ignota che ristagna sul cielo notturno di Vibo Marina e che, nelle giornate di calma atmosferica, è chiaramente visibile anche di giorno, sembra non interessare a nessuno.
E allora, al di là di tutto e tralasciando per il momento di entrare nel merito della inopportunità di bruciare rifiuti che altrimenti potrebbero essere riciclati (“tertium non datur”), la domanda d’obbligo è questa: si può sapere cosa entra nei polmoni di migliaia di cittadini e chi riversa nell’aria altre sostanze ? Si può sapere – mi rivolgo alle autorità sanitarie – se è stata fatta un’indagine epidemiologica su quel territorio per verificare qual è l’incidenza di certe patologie nella popolazione e scoprirne eventualmente le cause? Se davvero non si vuole creare allarmismo, l’unico modo è quello di fornire i dati ( possibilmente non …inquinati) sulla qualità dell’aria.
Se dovesse risultare che la stessa profuma di lavanda e che i cittadini di Vibo Marina campano in salute fino a cent’anni come i vecchietti del Caucaso, allora ci trasferiamo tutti al Pennello; in caso contrario bisogna sapere chi è che inquina e adottare i provvedimenti del caso.
Perché se è giusto che nessuno deve morire di fame, è sacrosanto che nessuno si deve ammalare per colpa degli altri.
A meno che qualcuno non riesca a convincerci che la salute debba cedere il primo posto nella classifica delle cose che contano nella vita.

Pino Paolillo
WWF Calabria

Le recenti iniziative adottate dalla magistratura vibonese per reprimere e contrastare l’abusivismo edilizio che ormai da decenni interessa la collina del capoluogo, non possono che suscitare il vivo apprezzamento da parte di un’associazione, come il WWF, che in tempi non sospetti aveva lanciato l’allarme, insieme ad associazioni ambientaliste locali, sui pericoli che tale opera di consumo del suolo avrebbero comportato.
Purtroppo ci sono voluti i morti e i disastri dell’alluvione di tre anni fa per richiamare l’attenzione sul rischio idrogeologico rappresentato dalla continua edificazione della zona collinare, vista la progressiva impermeabilizzazione del terreno destinato invece ad un utilizzo di tipo agricolo.
Da tempo il WWF aveva auspicato una politica di tutela di tutta l’area, sia attraverso il divieto di edificare, che mediante una massiccia opera di rimboschimento al fine di consolidare le zone soggette a frane e accrescere in tal modo le “difese naturali” in caso di eventi meteorologici particolari come quelli del tragico 3 luglio 2006.
E invece si è continuato a costruire e addirittura a tagliare alberi di pregio come Lecci e altre querce per far posto ad opinabili reti di protezione.
Il Consiglio Regionale del WWF Calabria, nell’esprimere dunque il proprio compiacimento per “l’aria nuova” che si respira nella Procura Vibonese, si augura che l’interesse fin qui dimostrato dai magistrati per il rispetto delle leggi in materia ambientale, si estenda in ogni direzione per ricordare che anche a Vibo Valentia i diritti della natura e la salute dei cittadini non possono essere calpestati impunemente.

WWF Calabria


TAGLIATELI TUTTI

Può sembrare strano, ma c’è un posto dove si nutre un’avversione viscerale nei confronti degli esseri più inermi, silenziosi e generosi del mondo: gli alberi.

Eppure ai bambini delle elementari si insegna che bisogna rispettarli ( purché rimangano confinati nelle illustrazioni dei libri), si fanno fare ricerche su Internet e in qualche caso, per loro, si organizza una festa . In Calabria invece si preferisce “fare la festa” agli alberi. E pensare che una legge dello stato era stata intitolata “Un albero per ogni nato”, ma il senso era quello di piantarli. E comunque, a giudicare dai tagli, il tasso di natalità della regione sembrerebbe nettamente in crescita. Auspicabile dunque una maggiore morigeratezza .

A sud del Pollino la fisiologia vegetale sembra funzionare all’incontrario: qui le piante “tolgono l’aria”, sottraggono prezioso ossigeno e producono anidride carbonica, provocano frane e smottamenti, insudiciano il terreno con i loro rifiuti (foglie, frutti), creano fastidiose zone d’ombra impedendo alle automobili di ricevere quei raggi solari che rendono gradevoli gli abitacoli soprattutto durante i mesi estivi.

Per non parlare poi dei danni che arrecano ai marciapiedi! Per cui, per mettere quattro mattonelle nuove, è giusto buttare giù un patriarca di cento anni.

Ma non è tutto: gli alberi nascondono, coprono, limitano l’attività più amata dal popolo calabrese curioso ed esibizionista: guardare ed essere guardati, sapere degli altri e far sapere agli altri di sé. Dalla nascita al cimitero. In una regione dove ognuno “mira ed è mirato e in cor s’allegra”, dove tutto si mette in mostra, dove, se fosse possibile, si gioirebbe pure del proprio funerale come momento di protagonismo, un elemento che crea separazione, che impedisce all’occhio di spaziare sulla strada sottostante o nella casa di fronte, non può che essere osteggiato .

C’è chi ha protestato perché non si vedeva l’insegna o l’automobile sotto casa e persino chi , sempre a causa degli alberi, non poteva salutare la dirimpettaia. Sempre in Calabria poi gli psicanalisti hanno dovuto coniare un nuovo termine per descrivere la sindrome depressiva che colpisce una buona parte della popolazione: la dendrofobia (dal greco dendròs, albero e phobia, timore). Non passerà molto che i medici, per debellare il “male oscuro” saranno costretti a prescrivere: “ l’abbattimento di elementi arborei nel raggio di un km e soggiorno in zone desertiche"” E chissà che con questa cura non torni la gioia e la voglia di vivere.

Volete mettere il frenetico, ma vitale fluire della vita cittadina con suoi rumori, i salutari gas di scarico, le scoppiettanti marmitte, le impennate acrobatiche, il vivace andirivieni di massaie e le file di automobili , con il cupo colore di immobili e resinosi Pini “scagliosi ed irti”? Tanto, di questi tempi gli innamorati passeggiano teneramente nei centri commerciali e se qualcuno andasse a sentire “la pioggia nel pineto” lo prenderebbero per scemo. Meglio i cd ad alto volume nell’auto presa a rate.

Eppure il taglio degli alberi o la loro mutilazione hanno motivazioni molto più serie: c’è chi è pronto a giurare che tutti gli alberi del proprio paese sono ammalati o pericolanti. O meglio “potenzialmente pericolanti”. E chi può negare che una giornata di scirocco o di maestrale non possa schiantare un ramo o un fusto intero? Ergo, via libera alle motoseghe, perché “potenzialmente” tutto può accadere.

Bisognerebbe consigliarlo pure al Sindaco Alemanno: quei vecchi Platani lungo il Tevere o i Pini tanto cari a Respighi rappresentano un pericolo per la gente capitolina, per cui una bella “pulizia” delle strade e delle ville romane non sarebbe male. Quanto a Tivoli non si capisce perché non chiudano Villa d’Este per inagibilità, con quei Lecci decrepiti che minacciano migliaia di visitatori.

Peccato che sia un po’ più costoso, ma tante case dei centri storici andrebbero abbattute in quanto “potenzialmente pericolanti” in caso di terremoto, ma le case hanno un legittimo proprietario, non sono di nessuno come gli alberi o le panchine .Altrove si dice che il verde abbellisce, che accresce la qualità della vita, ma qui in Calabria il concetto di bello risulta sconosciuto, estraneo alla nostra mentalità: basta guardare come è stata massacrata la regione negli ultimi decenni , mentre i pilastri continuano a spuntare come i funghi in autunno.

Ma in fondo, se davvero fare politica significa rispondere alle esigenze dei cittadini, tagliateli tutti, così li farete felici e chissà che non ci scappi qualche voto in più.

Per le ricerche dei nostri figli, basta collegarsi ad Internet : ci sono bellissime foto di alberi.

E non tolgono l’aria!

Pino Paolillo


LE POLEMICHE PASSANO, L’INQUINAMENO RESTA

Il dibattito aperto, a volte anche aspro, che ha fatto seguito alla proposta di bruciare Combustibile da Rifiuti e diecimila tonnellate all’anno di copertoni nel forno del cementificio è servito a richiamare ancora una volta l’attenzione su una situazione ambientale, quella di Vibo Marina e dintorni, che presenta troppi e mai risolti punti di criticità e di degrado più volte denunciati da associazioni, sindacati, rappresentanti eletti dai cittadini.
La stessa diatriba ha riproposto purtroppo la vecchia e fuorviante antitesi tra le ragioni dell’economia (difesa dei livelli occupazionali, riduzione delle spese di produzione) da un lato e quelle dell’ecologia (tutela della salute e dell’ambiente, una nuova politica dei rifiuti) dall’altro.
E a tale proposito penso che nessuno, in buona fede, possa davvero ritenere che chi si batte per una migliore qualità della vita desideri che anche uno solo degli operai di Vibo Marina debba perdere il posto di lavoro, ma dovrebbe essere altrettanto evidente che le preoccupazioni manifestate da più parti nelle scorse settimane, dopo l’accordo per l’utilizzo di CDR e pneumatici come combustibili, riguardano gli effetti negativi che una tale scelta potrebbe avere sull’ambiente e sui cittadini.
E che si tratti di preoccupazioni più che legittime lo testimonia la stessa storia dell’industrialismo, caratterizzata da una costante ricerca del profitto, a danno ( non sempre, ma troppo spesso), delle maestranze, delle comunità locali e dell’ambiente:
Solo per citare qualche esempio: da Porto Marghera ad Augusta, da Crotone a Cengio, da Scarlino a Taranto, da Seveso fino ai recenti casi dell’inceneritore di Colleferro, (che inquinava l’aria mentre tutto veniva fatto risultare in regola) e della “Eternit” di Casale Monferrato, le tragedie umane e i disastri ambientali capitati altrove, magari nascosti o negati per anni, non possono non suscitare una riflessione profonda sulle prospettive di un’area che da tempo è diventata un po’ il simbolo dei mali ambientali e delle contraddizioni di una provincia eternamente in bilico tra sviluppo turistico e sviluppo industriale ( un po’ come volere la botte piena e la moglie ubriaca).
Affievoliti, almeno temporaneamente, i toni della discussione sul futuro, quello che resta, anzi, che letteralmente incombe sulla frazione Marina e dintorni, è l’inquinamento dell’aria. Dopo tutte le polemiche e le assicurazioni elargite dai cosiddetti organi competenti, la cappa rossastra di provenienza ancora ignota che ristagna sul cielo notturno di Vibo Marina e che, nelle giornate di calma atmosferica, è chiaramente visibile anche di giorno, sembra non interessare a nessuno.
E allora, al di là di tutto e tralasciando per il momento di entrare nel merito della inopportunità di bruciare rifiuti che altrimenti potrebbero essere riciclati (“tertium non datur”), la domanda d’obbligo è questa: si può sapere cosa entra nei polmoni di migliaia di cittadini e chi riversa nell’aria altre sostanze ? Si può sapere – mi rivolgo alle autorità sanitarie – se è stata fatta un’indagine epidemiologica su quel territorio per verificare qual è l’incidenza di certe patologie nella popolazione e scoprirne eventualmente le cause? Se davvero non si vuole creare allarmismo, l’unico modo è quello di fornire i dati ( possibilmente non …inquinati) sulla qualità dell’aria.
Se dovesse risultare che la stessa profuma di lavanda e che i cittadini di Vibo Marina campano in salute fino a cent’anni come i vecchietti del Caucaso, allora ci trasferiamo tutti al Pennello; in caso contrario bisogna sapere chi è che inquina e adottare i provvedimenti del caso.
Perché se è giusto che nessuno deve morire di fame, è sacrosanto che nessuno si deve ammalare per colpa degli altri.
A meno che qualcuno non riesca a convincerci che la salute debba cedere il primo posto nella classifica delle cose che contano nella vita.

Pino Paolillo
WWF Calabria

lunedì 27 luglio 2009

lettera al wwf

Posto una lettera che ho appena inviato al wwf in seguito alla lettura di un articolo postato dal sito "Percorsi di autonomia amministrativa e mentale".

Gentile associazione

vi scrivo perchè sono molto preoccupata per le sorti del mio paese, Vibo Valentia ed in particolare sia per l'incolumità dei suoi abitanti che per la salvaguardia della flora.
Leggendo un articolo di un noto blogger locale molto attento alle tematiche ambientali, di cui linko la pagina:

http://comuneportosantavenere.blogspot.com/2009/07/san-pietro-finalmente-vista-la-messa.html

vorrei chiedervi quali sono i mezzi legali di cui disponiamo noi cittadini per la protezione del territorio in cui viviamo.
Nel nostro caso, i nostri amministratori si sono dimostrati molto distratti sull'efficacia e la correttezza delle loro scelte strategiche, o forse mi viene da pensare che in queste non abbiano messo al primo posto l'interesse della collettività ma altri interessi, il più delle volte contrastanti con la tutela del territorio (che secondo me deve venire prima di quella delle persone!).
Al momento, a seguito dell'alluvione che ha colpito la nostra zona il 3 luglio del 2006, i nostri governanti si sono visti "costretti" ad attuare una politica di messa in sicurezza del territorio (dopo un'ordinanza del commissario delegato A.Loiero) molto celermente (a tre anni di distanza) proprio in questi mesi.
Il post del mio amico blogger mostra molto chiaramente, con una documentazione fotografica , i modi e le tecniche usati per la cosidetta messa in sicurezza.

Io sono architetto e lavoro in Toscana. Qui, zona altamente a rischio idrogeologico e famosa in tutto il mondo per l'alluvione che devastò Firenze negli anni 60, tagliare un albero senza un buon motivo è un delitto contro l'umanità stessa. Il piano di rischio idrogeologico redatto obbligatoriamente da tutti i Comuni impone dei vincoli molto restrittivi che, a seconda del livello di pericolosità, vietano assolutamente di tagliare gli alberi.
A Vibo per mettere in sicurezza il territorio, si fa esattamente il contrario.

Confido che la vostra associazione, da sempre in prima linea per la salvaguardia dell'ambiente, punti in qualche modo la propria attenzione su questo, a mio avviso gravissimo, problema.
Grazie per l'attenzione dedicata,
con stima

Rosanna Iorfida

martedì 7 luglio 2009

ALLUVIONE VIBO:nessun responsabile

(AGI) - Vibo Valentia, 6 lug. - Il gup del tribunale di Vibo Valentia Giancarlo Bianchi, ha prosciolto gli undici imputati per i quali la procura della Repubblica aveva chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo, lesioni personali inondazione e disastro ambientale nell'ambito dell'inchiesta scaturita a seguito della alluvione che il 3 luglio del 2006 sconvolse il Vibonese. Travolti da una valanga di massi, fango e detriti nel tratto che collega Vibo Valentia a Vibo Marina, persero la vita tra l'altro il piccolo Salvatore Gaglioti di 16 mesi, lo zio Ulisse Gaglioti e Nicola De Pascale, mentre rimase ferito Bruno Virdo'. Un disastro i cui danni furono stimati in oltre 200 milioni di euro. Prosciolti da tutte le accuse i funzionari regionali dell'Anas Giovanni Francesco Scopelliti, 40 anni di Reggio Calabria; Vincenzo Capozza, 51 anni, di Reggio Calabria; Michele Adiletta, 53 anni, di Faenza e Raffaele Celia, 38 anni, di Petrizzi (Cz). Ed ancora: i dirigenti regionali del Dipartimento Lavori pubblici Umberto Sirianni, 70 anni, di Catanzaro; Giovanni Ricca, 58 anni, di Cosenza; Vincenzo Pizzonia, 70 anni, di Francavilla; Luigi Zinno, 54 anni, di Cosenza; Massimo Nistico', 56 anni, di Soverato e Pietro La Rosa, 53 anni di Rosarno. Tra gli indiziati era finito anche il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso per il quale pero' era stata chiesta l'archiviazione da parte della procura stessa.


non ho parole

venerdì 3 luglio 2009

3 luglio 2006

sono passati tre anni dall'alluvione che ha devastato il territorio costiero del Vibonese. In tre anni enormi sforzi (a detta del Commissario per l'emergenza alluvione Agazio Loiero) sono stati fatti per cercare di risanare e metter in sicurezza dal rischio idrogeologico il territorio.
E' vero. Leggete l'articolo sotto. Qualcosa è stato fatto.
Un inizio, direi, di un processo di ridefinizione territoriale che non deve fermarsi qui ed ora, ma deve proseguire. E' necessario che venga concepito un Piano (previsto dal nuovo Piano Strategico) che ridefinisca le norme per la gestione del territorio.
Perciò si, posso dire grazie a questi uomini di potere per fatto il loro dovere, grazie per non aver ignorato, grazie per l'impegno, ma attenti anche a non rilassarsi troppo sui risultati conseguiti. C'è ancora tanta strada da fare e se queste sono le premesse i risultati non tarderanno a venire per l'enorme soddisfazione non solo dei politici ma anche dei cittadini che finalmente potranno essere orgogliosi di far parte di un sistema che funziona.


CALABRIA: LOIERO, PER ALLUVIONE VIBO FATTO SFORZO ENORME

(ASCA) - Catanzaro, 2 lug - ''Le ferite, soprattutto quelle umane, non sono ancora cicatrizzate, ma a tre anni dalla tragica alluvione che ha colpito il Vibonese abbiamo prodotto uno sforzo enorme per riportare il territorio alla normalita'''. E' quanto afferma Agazio Loiero che, nella sua qualita' di commissario delegato, presidente per l'emergenza e come presidente della Regione Calabria, ha voluto ricordare cosa e' stato fatto e cosa ancora c'e' da fare.

Loiero ha spiegato che gli importi totali trasferiti ai soggetti attuatori sono stati finora pari a piu' di 64 milioni di euro e provengono per il 29% da Fondi della Protezione Civile e per il 71% dai Fondi dell'Accordo di Programma Quadro ''Programma Emergenza Vibo'', voluto dalla Regione. Di tale somma sono stati spesi circa il 24%, con una percentuale del 70% per i fondi della protezione civile e del 30% di quelli derivanti dall'APQ.

''I 64 milioni di investimenti che sono in corso di attuazione sul territorio del vibonese colpito dall'alluvione .- ha affermato Loiero - hanno lo scopo di rimettere in sicurezza il territorio, devastato dall'alluvione del 3 luglio, di riattivare e rafforzare le imprese danneggiate in maniera grave dagli eventi alluvionali, di ridare fiducia ai lavoratori e alle famiglie. Rimangono ancora da definire i contributi ai privati cittadini per le loro abitazioni e per questo si stanno definendo le ultime istruttorie pervenute da parte dei comuni nei cui territori vivono i cittadini danneggiati''.

Secondo quanto Loiero ha detto, ''un altro grande obiettivo da raggiungere e' la delocalizzazione dei depositi costieri, ubicati nella cittadina di Vibo Marina, al fine di garantire che le Marinate vibonesi possano svilupparsi in quella che e' la loro migliore vocazione: il turismo, i servizi per il porto e per i turisti, la cantieristica navale''.

Loiero, infine, ha voluto ricordare che, ''per ripristinare al meglio le condizioni di vivibilita' del territorio sarebbero necessari piu' del doppio delle risorse che il Commissario ha a disposizione'', e ha assicurato che ''la Regione Calabria fara' la sua parte, auspicando che il Governo, diversamente da quanto fatto finora, faccia la propria''.

martedì 27 gennaio 2009

l'inverno è lungo

La notizia della frana sull'A3 nell'ultimo tratto verso Reggio Calabria non mi stupisce affatto.
Anzi mi stupisce che sia stato l'unico caso isolato...o forse è l'unico caso che ha meritato menzione sui giornali perchè c'è scappato il morto...
La Calabria è devastata ogni estate dagli incendi, il terreno è friabile per natura e senza l'apparato radicale degli alberi che ne stabilizzino le basi è ovvio che tenda a muoversi, per lo più aiutato dalle forti pendenze che contraddistinguono le colline calabre.
Sono parole al vento, sono fatti che si conoscono ma deliberatamente si ignorano.
 
Immancabilmente non riesco a frenare la mia voglia di paragoni con la città che vivo quotidianamente, che ha subito una devastante alluvione e sa che l'acqua va sempre controllata. A Firenze quando piove un pò di più automaticamente scatta un sistema di allerta che (tramite bollettini radio-giornali) tiene informata la popolazione costantemente sul livello di rischio dell'Arno.

Certo di cose da salvarne qui ce ne sono...patrimoni dell'Unesco, monumenti storici, testimonianze del Rinascimento, opere di valore inestimabile...
mi viene da pensare che solo il simbolo...riconosciuto dalla maggioranza, in questa società, ha una considerazione condivisa, merita la salvezza.
Non mi stupisce che solo alcuni valori  (che hanno molto a che fare con l'economia) siano a larga maggioranza condivisi.

Mi ricordo un tratto di strada che da Pizzo porta all'imbocco dell'A3, il noto bivio dell'Angitola, era sempre intasato dalla terra che franava dalla collina, appena pioveva un pò di più. E così per 10 anni. Sono sicura che ancora, lì, nello stesso punto, ogni volta che piove in modo torrenziale il fango raggiunge la carreggiata.

Mi stupisce ogni volta che qualcuno vede le fotografie di cui mi circondo delle coste calabresi, un urlo di meraviglia: che bello! meglio dei Caraibi!
e a nessuno viene in mente che valga la pena di salvarlo questo territorio.

venerdì 24 ottobre 2008

ancora alluvione

Ci sono un pò di cose che stanno accadendo nel mondo che mi provocano turbamento....
una di queste è l'alluvione accaduta in provincia di Cagliari mercoledì scorso.



Mi sento molto vicina alle persone che hanno subito 
questa catastrofe e auguro loro di ritrovare presto la perduta serenità. 
Quella loro è un'esperienza che ho vissuto in prima persona e so quanta forza sia necessaria per far fronte ad una situazione che ti lascia senza fiato, incredulo e smarrito. 

Ma quasi come se ci fosse una mano che ti spingesse avanti questa forza arriva, io la chiamo la forza della disperazione, e se non ci fosse tutto sarebbe perduto. Ed è l'unica su cui si può far affidamento, perchè per quanto gli amici, i conoscenti anche gli sconosciuti che si danno per aiutare rimangono pur sempre, seppur importanti, ai margini. Lo dico perchè a distanza di un anno dall'alluvione a Vibo del 3 luglio 2006 i parenti delle vittime si ritrovavano ancora nella disperazione.



Le cause in Sardegna come in Calabria sembrano essere le stesse: il dissesto idrogeologico dovuto alla costruzione selvaggia. Già Legambiente aveva scritto un dossier all'indomani dell'alluvione che colpì Soverato nel 2000. E nonostante i fondi arrivati alla Regione Calabria per il ripristino e la bonifica dei corsi d'acqua, nulla di quello che era programmato è stato fatto, a parte la bonifica delle spiagge vibonesi, altamente inquinate dai materiali tossici portati con l'acqua dalla zona industriale, e la nuova scuola elementare di Bivona (tra l'altro costruita con pessimi criteri).
Certo la Regione non aiuta quando mette mano alla L.R. 19/2002 modificando o addirittura annullando alcuni divieti di costruire in prossimità di fiumi e mari.
Spero che la Regione Sardegna sia più oculata di noi e riesca ad investire i soldi che le arriveranno nel pieno rispetto del suo bellissimo territorio. Ma perchè noi calabresi in questo siamo così incapaci?  Ora si attende che mettano in sicurezza i nostri fiumi.
Staremo a vedere.

mercoledì 2 luglio 2008

3 luglio 2006


Navigando su blog amici mi sono imbattuta in un articolo che mi ha riportato alla memoria momenti davvero tragici di un estate di due anni fa.
Era il 4 luglio 2006, ero a Madrid per una breve vacanza con mia madre, mattina, la mamma era uscita a fare compere ed io me l'ero presa un pò più comoda quando mi giunge l'sms di un amico di Milano, mi chiedeva se io e miei familiari stavamo bene e che gli dispiaceva per quello che era successo nel mio paese!
Allibbita e molto preoccupata scendo in strada in cerca di un edicola per comprare un giornale italiano, non ricordo quale comprai ma la notizia era in prima pagina:
Alluvione a Vibo Valentia, quattro morti tra cui un bambino, zona della marina in ginocchio.
Man mano che leggevo la mia paura saliva e contorceva il petto e lo stomaco. Chiamo subito a casa. Mio padre e mia sorella, dovevo sentire la loro voce.
Risponde papà e mi rassicura. Stanno bene. Dice che è tutto a posto di non preoccuparmi, minimizza. Ma dalla sua voce sento un certo tremolio che non riesco a dimenticare.
Quando torna la mamma mi trova in lacrime, voglio tornare a casa, mancano ancora 3 giorni al nostro volo di rientro e mi sembrano un eternità. Anche lei è scioccata ma cerca di farmi ragionare. Insisto per partire subito.
La mattina seguente vado in agenzia per cambiare la data di partenza ma non trovo niente. Mi sento molto impotente e il mio pensiero continua ad andare lì, ai miei cari, agli amici, alle strade, alle case, alle persone che hanno perso la casa e il lavoro (e vi assicuro che nella mia testa era niente in confronto a quello che poi ho visto e sentito).
I giorni a seguire, nonostante cercassimo di goderci le ultime ore in quella meravigliosa città che è Madrid, sono stati molto tesi e infelici. Finalmente partiamo.
Sono così ansiosa che sull'aereo ho il mio primo attacco di panico. Per un temporale a Roma ritardano la nostra partenza e ci fanno scendere dall'aereo. Ci fanno aspettare un oretta per poi risalire. Finalmente si parte, ma mi accorgo che le tre ragazze sedute dietro di me non sono salite e lì comincia il mio attacco di panico. Orribile! Non lo auguro a nessuno! Penso tra me che quello è un segno del destino e che dobbiamo scendere. Sono talmente accecata dalla paura che mi alzo dal mio posto e corro verso l'uscita. Ma aihmè le porte dell'aereo erano già chiuse e a nulla sono valse le mie richieste di scendere nè di droghe per calmarmi. Alla fine mi sono accontentata di una camomilla.
Arrivate a casa la triste e desolata scena di una comunità distrutta mi ha spezzato il cuore. Anche l'attività di mio padre è stata colpita, la casa di mio zio. Settimane intere a mandare via tutto quel fango, posso ricordarne ancora l'odore pungente. E più lo mandavi via più sembrava arrivarne dell'altro. La strada dove mio padre lavora sembrava un campo di battaglia, ruspe, camion, croce rossa, protezione civile, e un mare di fango. Negli occhi della gente la disperazione di aver perso i propri riferimenti, il dolore immenso di una vita di lavoro sgretolata in attimo. Ho visto questo ma ho visto anche tanta solidarietà. Ho visto il sorriso della comprensione ed il coraggio di guardare avanti. Ho visto ragazzi darsi da fare per gente mai vista. 
E' stata una tragedia. Un disastro annunciato che avrebbe potuto essere evitato.
Ancora oggi le cause non sono state rimosse o risolte. Ancora oggi si continua a produrre pericolo e morte per migliaia di persone, tra gli stessi abitanti di una comunità in precario equilibrio sociale. Perchè si...se una parte del territorio è stata devastata , una parte si è salvata e non dico che tutti gli abitanti "salvi" hanno ignorato i propri compaesani ma un buon numero si...e chissà forse sono proprio gli stessi che continuano imperterriti a violentare questo bellissimo  territorio.
Domani sarà l'anniversario di questa violenza e per non dimenticare il gruppo cattolico ha organizzato una fiaccolata.. Dal canto mio, anche se lontana domani ringrazierò la vita di avermi fatto scoprire l'immensa umanità dei miei compaesani e auguro loro che possano ricevere da questa stessa vita un premio per il loro coraggio.


giovedì 5 luglio 2007

alluvione 3 luglio 2006

Vi chiedo scusa per la mia lunga assenza, ma il lavoro viene prima di tutto, altrimenti non si mangia,
ciononostante il mio pensiero è sempre rivolto alla mia terra e dopo aver appreso della scossa di terremoto (purtroppo sempre più frequenti) di ieri mi sono imbattuta nella lettera dei figli delle vittime dell'alluvione dell'anno scorso.
Li sostengo con tutta la mia solidarietà e spero che la loro vicenda si risolva nel migliore dei modi, sebbene sia un paradosso dopo la tragedia che li ha colpiti.
Quest'alluvione continua a saltare fuori, a distanza di un anno esatto molti sono i malumori..
cosa manca? COSA C'è CHE NON VA?
forse che tutto l'impegno dei politici per far arrivare fondi non sia stato sufficiente?
magari se li avessero usati questi fondi invece di intascarseli per comprare la villa al mare!
forse le belle parole di conforto in televisione non sono state convincenti?
io nn so...eppure sono così "bravi" questi governatori, si impegnano tanto poverini, non hanno tempo neanche per rispondere alle mail (che non è il telefono, dio santo, i tempi si accorciano!) di denuncia per atti illeciti contro l'ambiente,
hanno bisogno di comprensione, loro che sono tartassati di richieste e responsabilità
d'altronde mica ci sono finiti per consapevolezza al potere, ci sono arrivati per gioco, così un giorno qualcuno gli ha detto che si guadagnava bene e hanno detto "tentar non nuoce" e infatti a loro non nuoce affatto!


lettera a cuore aperto

mercoledì 16 maggio 2007

Bonifica delle spiagge


Dal sito della Provincia di Vibo Valentia

Alluvione

Data pubblicazione: lunedì 5 marzo 2007

La Giunta regionale ha deliberato questo pomeriggio lo stanziamento di 700mila euro per la bonifica delle spiagge vibonesi colpite dall’alluvione del 3 luglio scorso. A darne notizia è il presidente dell’Amministrazione provinciale di Vibo Valentia, Gaetano Ottavio Bruni, immediatamente informato dall’assessore regionale all’Ambiente Diego Tommasi.
«A nome dell’intera comunità vibonese, ringrazio il presidente Agazio Loiero, l’assessore Tommasi e l’intero Esecutivo regionale che hanno dato in tempi brevi una risposta concreta per la soluzione di questa grave emergenza ambientale. Lo stanziamento deciso dalla Regione, infatti, consentirà di avviare un’efficace opera di bonifica degli arenili sui quali si riversarono i detriti alluvionali, a cominciare da quello di Bivona. Interventi che scongiurano il rischio di una stagione turistica compromessa dall’impraticabilità delle spiagge in questione. Comprensibile, quindi, la grande soddisfazione per questa decisione che restituisce fiducia e ottimismo a una popolazione duramente colpita dagli effetti di quella terribile giornata d’estate».


per vedere la fonte:
Link

Una scuola nuova per i bambini di Bivona



Dal sito della Provincia di Vibo Valentia

Post-alluvione

Data pubblicazione: venerdì 16 marzo 2007

A posare la prima pietra della nuova scuola sono stati proprio loro, i bambini di Bivona, che oggi, insieme agli insegnati, hanno partecipato alla cerimonia di avvio dei lavori per la realizzazione dell’edifico che ospiterà l’istituto scolastico elementare e materno della frazione.
Il progetto, promosso e finanziato dall’Amministrazione provinciale di Vibo Valentia, prevede la costruzione di un edificio ad un unico piano, di volume complessivo pari a 2.050 metri cubi, per una superficie totale di 680 metri quadrati (610 quelli coperti). In totale, saranno realizzate 8 aule (5 per la scuola elementare e 3 per quella materna), più una serie di spazi comuni, il refettorio ed i locali per i docenti. Il costo complessivo dell’opera, che sarà realizzata in 6 mesi, è di 360mila euro.
Alla cerimonia di avvio dei lavori hanno preso parte il presidente della Provincia, Ottavio Gaetano Bruni, il sindaco di Vibo valentia, Franco Sammarco, il delegato del Commissario per l’emergenza ambientale, Eugenio Ripepi, gli assessori provinciali Paolo Barbieri (Lavori pubblici), Matteo Malerba (Ambiente) e Vincenzo massa (Enti locali), i rappresentanti di alcuni comitati cittadini formatisi all’indomani dell’alluvione del 3 luglio 2006, il parroco di Bivona, don Piero Furci, e tanti scolari con i propri insegnanti.
«Oggi si avvia una nuova fase della ricostruzione post alluvione – ha sottolineato con orgoglio il presidente Bruni -, perché si passa alla realizzazione concreta degli interventi programmati. La realizzazione della scuola rappresenta non soltanto un fatto di estrema importanza pratica per il ripristino di normali e civili condizioni di vita, ma ha anche una grande valenza simbolica. Finora tanto è stato fatto per rimediare ai danni dell’alluvione, soprattutto con riferimento agli interventi di consolidamento delle scarpate e di pulizia di corsi d’acqua e fossi, ma avviare la costruzione della nuova scuola significa andare oltre l’emergenza e guardare al futuro con maggiore ottimismo».
Dal canto suo, il sindaco Sammarco ha ringraziato calorosamente la Provincia «che ha fatto dono alla comunità di Bivona di questa importante opera, capace di restituire fiducia a chi è stato cosi duramente colpito dall’alluvione».
Commovente l’entusiasmo dei bambini, che per voce di una loro compagna hanno chiesto agli amministratori presenti di impegnarsi al massimo per restituire loro quanto hanno perso. «Grazie per la nuova scuola – ha affermato la piccola alunna che ha preso la parola nel corso della cerimonia -, ma vogliamo anche il nostro mare e poter giocare in spiaggia».
A questo proposito, Bruni ha ricordato che recentemente la Regione ha stanziato 700mila euro per la bonifica degli arenili sui quali si riversarono i detriti del nubifragio.
«Capisco benissimo l’esasperazione di chi vive in quest’area – ha concluso il presidente della Provincia -, ma stiamo operando senza soste per far fronte a tutte le esigenze di ricostruzione e non ci fermeremo sino a quando il lavoro non sarà finito».

per vedere la fonte:
post alluvione

martedì 8 maggio 2007

dossier Lega Ambiente

Riporto per saperne di più ulla situazione idrogeologica della Calabria, un dossier preparato da LegaAmbiente in seguito all'alluvione del 2000 avvenuta a Soverato. Come dire un allarme era stato lanciato ma chi di competenza ha avuto la prontezza di rispondere (sei anni)!
va bene, mi si risponderà che i Governi regionali nel frattempo sono cambiati...ma allora mi viene da pensare che nei programmi non vengono rispettate le priorità ma solo quello che fa comodo!
Prima c'era un Governo di destra ora di sinistra, ma i problemi rimangano sempre gli stessi.

dossiercalabria


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Il 4 novembre del 2006 il Governo aveva stanziato 220 milioni di euro per opere di risanamento e messa in sicurezza dei territori a rischio idrogeologico, la Calabria aveva aderito.... quali opere sono state fatte da allora?


rischio idrogeologico, al via il Piano di Difesa


accordo ANBI-protezione civile su rischio idrogeologico


10mila mld per le risorse idriche del Mezzogiorno

venerdì 4 maggio 2007

tutto sull'alluvione del 3 luglio 2006


un nostro amico autore di un blog molto interessante ha raccolto diversi articoli sulle conseguenze dell'alluvione del Vibonese dell'anno scorso, a tutt'oggi ancora irrisolte...
vi invito a prenderne visione
molte belle promesse sono rimaste nei nostri sogni
c'è poco da stare allegri

tutto sull'alluvione del Vibonese

giovedì 3 maggio 2007

news vibo marina

Grazie per la pubblicazione del post su nardodipace, come possiamo fare per
riloggarmi sul blog?? forse mi devo riiscrivere con altro nick e passw? fammi
sapere.

volevo risp alle tue domande su vibo marina.. Ci sono stato 10 gg e ho trovato
una situazione negativa con qualche spiraglio per il futuro.. Partiamo dalle
negatività: dopo l'alluvione, a parte la sistemazione alla meno peggio delle
emergenze, nulla è stato fatto. Bivona è un cantiere dove non si lavora, i fossi
sono stati sistemati a colpi di pala meccanica, ovunque sporcizia e degrado.
Per fortuna madre natura ci ha dato una mano e con ripetuti rimescolamenti del
mare ha portato via la fanghiglia che si era depositata sui fondali nei pressi
della costa, in questi gg il mare appariva cristallino come non si vedeva da
tempo.. Del resto pare che le analisi dell'arpacal confermano l'assenza di
inquinamento anche se vige ancora il divieto di balneazione firmato dal sindaco
a luglio 06 che a questo punto rimane un mero ostacolo burocratico alla piena
balneazione.
Le associazioni, in primis la proloco, hanno chiesto piu' volte di fare
chiarezza sullo stato del mare, visto l'avvicinarsi della stagione estiva, ma a
palazzo luigi razza continuano a dormire, come del resto accade da quando quei
pelandroni si sono accomodati su quelle poltrone di cui finora si sono
dimostrati indegni! Come al solito l'incapacità assoluta della nostra classe
politica sta determinando uno stallo amministrativo che si ripercuote sul
cittadino.
Restando sul discorso amministrativo c'è da rimarcare che finalmente è stato
approvato il bilancio comunale 2007 nel quale sono previsti importanti lavori
architettonici da effettuarsi su via emilia a vibo marina, una via che ormai,
vista la presenza di efficenti pontili nautici, si presenta come il biglietto da
visita per tutti quelli che arrivano in paese via mare 8sono sempre di piu'!).
Speriamo che questo restyling verrà realizzato veramente e in tempi
brevi...sempre in tema di porto finalmente è stato approvato il piano regolatore
generale, che consentirà di programmare sia i lavori di conservazione che quelli
di miglioramento strutturale, tra l'altro il 26 aprile è approdata una nave da
crociera con 500 austriaci a bordo, pare ne seguiranno altre nei prossimi
mesi..tutto cio' fa sperare nella riscoperta della risorsa "mare".
se vuoi puoi postare anche questo!
ti do un link molto importante per tastare il polso vibonese:

ciao carissima! :-)


Link

www.viboeconomia.net

giovedì 19 aprile 2007

Calabria, modificata la legge urbanistica

Avevo letto questo articolo qualche mese fa ed ero rimasta allibita.
sappiamo tutti che le costruzioni abusive a ridosso del mare, dei fiumi e dei laghi hanno a lungo termine conseguenze disastrose, che dopo anni e anni di occhi bendati è un'impresa se non impossibile molto ardua trasferire intere famiglie per eliminare questi abusi (d'altronde è per questo che esistono i condoni)
secondo questa nuova ordinanza del Consiglio Regionale sono state apportate modifiche alla L.R. 19/2002 che vietava la costruzione a 800 m dal mare e 150 dai fiumi. ciò mi riporta ad un grosso problema...con che criterio si misura la distanza dal mare visto che l'erosione delle spiagge è in forte stato di avanzamento (in dieci anni la spiaggia che frequento ha perso circa10 metri) e poi in che modo viene tutelato il territorio dalle cause naturali e straordinarie come una pioggia abbondante quale fu quella dell'anno scorso?
quando lessi l'articolo lasciai un commento, quaslcuno mi ha anche risposto ma la problematica è ancora aperta.
quali sono queste modifiche?
è possibile consultare questa ordinanza?
vi allego il link dove potrete leggere l'articolo (basta cliccare sul titolo del post)
nel frattempo provo a fare una ricerca di questa Legge e della sua modifica!