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venerdì 22 gennaio 2010

Rosarno due settimane dopo

La morsa del gelo continua a farsi sentire. E' un inverno lungo questo. Un inverno duro e faticoso a volte.
Ho deliberatamente evitato in questi giorni di scrivere riguardo agli accadimenti tristi che hanno interessato la Calabria. Volevo capire, informarmi e farmi un'idea del perchè certe cose siano successe. Sto parlando di Rosarno, di una cittadina come tante in Calabria che ospita da sempre i nostri "cugini" come sin da piccola sono abituata a chiamarli.
Perchè loro, i cugini, in Calabria ci sono da sempre, e sono sempre stati trattati con umanità.
Essendo cresciuta in una cittadina di mare, il mio ricordo è legato alla spiaggia, al loro pellegrinaggio sotto il sole cocente, con un carico sovradimensionato di mercanzia colorata, su e giù per la spiaggia, sempre rispettosi e attenti.
Un calabrese non avrebbe mai picchiato un africano, proprio per la condizione di familiarità che i calabresi condividono con l'emigrazione.
Dopo i fatti di Rosarno mi sono più volte chiesta dove fosse finito questo sentimento.
Finchè c'è stato rispetto reciproco i due popoli sono andati di comune accordo. Il rispetto è venuto a mancare è evidente.
Dalla trasmissione di Santoro AnnoZero è venuto fuori il malcontento degli agricoltori calabresi nei confronti dell'economia agricola italiana che non valorizza i prodotti locali mantenendone dei prezzi bassissimi che li costringono ad assumere in nero i lavoratori stagionali. Dal canto loro i lavoratori stagionali si sono ritrovati, oltre alla paga di 25 euro al giorno, non sempre corrisposta, anche nelle condizioni di vivere in tuguri e baracche in condizioni igieniche disastrose.
Quando vivevo a Milano ho fatto amicizia con molti senegalesi che vendevano la loro roba al mercato di Senigallia (dove ho comprato il mio primo jimbè) e alcuni di loro avevano cominciato a lavorare proprio in Calabria. Nessuno mi ha mai parlato di maltrattamenti, anzi il loro ricordo è sempre stato positivo. Per questo non riconosco più la mia gente.
Cosa è successo?
D'alto canto un articolo di qualche giorno fa, e scusate la mancanza di fonte ma ho dimenticato di registrarla, accusava gli agricoltori calabresi di sfruttare la nuova norma europea che elargisce i finanziamenti all'agricoltura solo se dimostri di avere un coltivo e non in base alla produzione. Se ciò fosse vero la 'ndrangheta avrebbe trovato il modo di fare soldi facili e gli immigrati non essendo più utili sarebbero stati presi in giro, con la loro conseguente rivolta che nel caos generale ha coinvolto anche gli abitanti che sono sicura non sono diventati xenofobi da un giorno all'altro!
Allora, invece di trattare questi poveri e sfortunati ragazzi mandandoli via come delinquenti fossero andati davvero alla radice del problema...
Quello che voglio insinuare è solo un ragionevole dubbio.

La morsa del gelo continua











venerdì 8 gennaio 2010

un 2010 iniziato male

E' davvero deprimente iniziare il 2010 venendo a conoscenza dei fatti sconvolgenti che tra la fine dell'anno ed il nuovo hanno sconvolto una moltitudine di cittadini calabresi.
Io da qui, ma sono sicura che anche gli stessi calabresi non coinvolti, mi sento al sicuro. Ma la rabbia che provo è tanta. I soprusi e le angherie ai quali sono soggetti alcuni miei conterranei mi porta tristezza e rabbia.
Una città come Vibo Valentia con una scuola di polizia efficiente, con un comando dei carabinieri ben strutturato nel territorio ed una guardia di finanza presente (solo quando scendo in Calabria vedo tante auto delle forze dell'ordine) non è in grado di proteggere i suoi cittadini. E' incomprensibile. Nemmeno la visibilità così imponente dei paladini della giustizia riesce a fermare i subdoli intenti di queste persone assetate di soldi, potere e violenza.
A che serve allora invocare l'aiuto dello Stato! forse che qualche uomo dell'esercito in più possa fare la differenza? perchè gli uomini presenti non ce la fanno?
forse bisognerebbe chiedersi in che cosa manca l'intera organizzazione delle forze dell'ordine e porvi rimedio! la cultura dell'assistenzialismo non ha mai aiutato la Calabria.
Un popolo che è fin troppo abituato a fare per sè, senza chiedere aiuto a nessuno.
Forse bisognerebbe dare più potere ai cittadini stessi, dando loro la possibilità di denunciare i soprusi in completo anonimato.
Qui di sotto vi riporto i link sulle ultime notizie di cui parlo:



martedì 17 febbraio 2009

'ndrine sfottute

Riporto una notizia che mi intristisce molto. Ancora un agguato di stampo mafioso che penalizza chi cerca di lavorare onestamente.
Invito gli abitanti delle Serre a difendere i poveri autisti del camion dello smaltimento rifiuti vittime dell'agguato, ma cosa c'entrano loro????
L'impresa di Lamezia ha vinto l'appalto ed evidentemente a qualcuno questa vittoria non è andata bene....reazioni infantili  per una mentalità purtroppo evoluta quanto un moscerino.


Due automezzi di un' impresa addetta allo smaltimento dei rifiuti sono stati bersaglio di armi da fuoco mentre stavano transitando lungo la strada nei pressi del lago 'La Lacina', nelle montagne delle Serre vibonesi. Il fatto e' avvenuto intorno alle 13,30 di ieri, ma se ne e' avuta notizia stamane. I malviventi, che si erano appostati sul ciglio della boscaglia che costeggia la strada hanno fatto fuoco, con fucili caricati a pallettoni e a palline, contro la cabina e le gomme dei due camion, senza pero' causare danni alle persone. Un vero e proprio agguato di stampo mafioso. Gli autisti, impauriti, hanno proseguito la corsa e dopo essersi fermati alla prima piazzola, hanno telefonato alla Polizia del commissariato di Serra San Bruno. Secondo quanto si e' appreso, i due automezzi sono di proprieta' di un'impresa di Lamezia Terme (CZ), la Sida di Francesco Butera, che ha vinto la gara d'appalto per lo smaltimento dei rifiuti derivanti dall'invaso di localita' la 'Lacina' dove esiste un impianto per la depurazione delle acque. (fonte)

mercoledì 19 novembre 2008

La Chiesa prende posizione

CALABRIA: PARROCI CONTRO LA 'NDRANGHETA A VIBO VALENTIA

(ASCA) - Vibo Valentia, 19 nov - Quattrodici parroci del Vibonese, una dello zone piu' a rischio, hanno sottoscritto e presentato un documento contro la 'ndrangheta, che soffoca l'economia e rende difficile la qualita' della vita.

''Via i mafiosi dalla Chiesa. E' ora che i parroci, i cristiani escano dalle sacristie per gridare basta alla criminalita'''. Ha detto don Tonino Vattiata, parroco di un paesino del vibonese, componente del comitato provinciale di Libera, che unitamente al vicario zonale, don Pietro Carnevale, ha presentato alla stampa nella sala del Valentianum di Vibo, un documento firmato dai 14 parroci della comunita' dell'Alto Mesima dal titolo ''Abitare il nostro tempo''. Il documento e' condiviso anche dal vescovo della Diocesi di Mileto, Mons. Luigi Renzo.

Partendo dagli '' omicidi, dalle estorsioni, dagli attentati incendiari, dai traffici illeciti, dai Consigli comunali sciolti per mafia, il documento e' un vero e proprio grido d'allarme contro la criminalita', che sta mettendo in ginocchio tutto il territorio, infliggendo un duro colpo alla democrazia e al diritto di convivenza, con un invito a coloro che sono nel mondo della criminalita' e a coloro che la favoreggiano ad abbandonare questo stile di vita, che e' in contrasto con gli insegnamenti di Gesu' nei Vangeli e che il loro ostentare una pseudo - fede in Dio e nei Santi - non puo' trovare accoglienza presso Dio stesso e rifacendosi al documento dei vescovi contro la ''ndrangheta di qualche anno fa - hanno ripetuto: '' se non vi convertite perirete allo stesso modo''. Durante la presentazione del documento, don Vattiata ha aggiunto che non e' accettabile che c'e' gente, imprenditori, politici che ogni domenica vanno a messa e che una volta usciti vanno a braccetto con la mafia. Il documento aperto a tutti gli altri parroci del vibonese, sara' letto domenica prossima durante la Messa e poi distribuito e attaccato sui muri sotto forma di manifesto. Ma non e' soltanto questa l'iniziativa dei parroci della comunita' dell'alto Mesima. Gli stessi firmatari stanno esaminando anche le feste religiose, l'incanto dei Santi e via di seguito, dove i mafiosi fanno la loro parte. Un modo concreto, insomma, per passare dalle parole ai fatti. E su questa strada sembra che vogliano andare fino in fondo nel solco del Vangelo.


Sono cattolica ma onestamente non vado mai in chiesa...proprio per un disconoscimento del ruolo che hanno avuto finora parroci, preti sacrestani & co.
Però quello che stanno facendo questi parroci è ammirevole, usano finalmente la loro autorevole voce per condannare chi si macchia di un peccato grave come quello della collusione mafiosa.
bravi!

martedì 28 ottobre 2008

Stazione Unica Appaltante al Via!

E così parte un nuovo strumento per la lotta alla 'ndrangheta. 
Annunciato il 7 dicembre 2007 con l'approvazione della delibera regionale per l'Istituzione della Stazione Unica Appaltante, è arrivato il momento della nomina del suo presidente e della sua definitiva attivazione (tempi un pò lunghi eh...).
ma quali saranno i vantaggi effettivi di questa istituzione?
e che cos'è?
La stazione unica appaltante è un organismo che espleta le gare d'appalto per tutti i lavori, i servizi e le forniture di interesse comunale, provinciale e degli altri enti che vi aderiscono attraverso la stipula di una convenzione.
L' iniziativa è stata proposta dalla Prefettura di Crotone e sviluppata con il concorso della Provincia (con l'ausilio tecnico di Crotone Sviluppo), del Comune di Crotone e dei Servizi Integrati, Infrastrutture e Trasporti di Catanzaro.
Il progetto, inserito nei percorsi attuativi provinciali del “Programma Calabria”, promosso dal Ministero dell'Interno” è stato approvato in sede di Conferenza regionale delle Autorità di Pubblica Sicurezza, presieduta dal Prefetto di Reggio Calabria.

In particolare, esso fa parte di un programma per il miglioramento dell'azione della Pubblica Amministrazione.

La nuova struttura persegue le seguenti finalità:
1. aumentare l'efficienza delle attività di acquisizione dei beni e dei servizi e di realizzazione dei lavori, soprattutto con riguardo ai piccoli Comuni che dispongono spesso di non adeguate risorse umane e strumentali;

2. affidare le spesso complesse procedure d'appalto ad una struttura specializzata che può più efficacemente garantire funzionalità, efficenza e puntuale rispetto della normativa;

Alle necessità finanziarie si provvede attraverso risorse autonome stanziate nei quadri economici degli interventi, con rendicontazione finale al termine di ogni esercizio finanziario.
In fase di prima applicazione, decorrente dal 10 gennaio 2007, la stazione unica appaltante si occuperà solo di lavori di importo pari o superiore ad € 100.000,00.

Alla struttura associata, costituita attraverso una convenzione, partecipano - in questa fase - l'Amministrazione provinciale, i 27 Comuni della provincia, le Comunità Montane “Alto Crotonese” ed “Alto Marchesato Crotonese”, i Consorzi Crotone Sviluppo e Sviluppo Industriale e l'ATERP.

Da qui il discorso si è allargato all'intera Regione e come abbiamo visto il 7 dicembre 2007 è stata approvata in Consiglio Regionale.
Con la nomina del presidente i lavori di cui si occuperà la Stazione Unica Appaltante saranno quelli di importo superiore ai 150.000,00 €. (fonte)
È PROCURATORE AGGIUNTO ANTIMAFIA DI REGGIO CALABRIA Catanzaro, 20 ott. - (Adnkronos) - Salvatore Boemi, procuratore aggiunto antimafia a Reggio Calabria, è stato nominato nel pomeriggio commissario per la Stazione Unica Appaltante. La nomina è avvenuta nel pomeriggio con il voto unanime della Giunta regionale su proposta del presidente della Regione Agazio Loiero. «È un giorno importante -ha commentato Loiero- perchè la nomina del commissario, nella persona del dottor Boemi, consente alla Regione di dotarsi subito di uno strumento che scoraggi e tenga a distanza gli appetiti criminali. Boemi ha tutti i requisiti richiesti dalla legge regionale e, soprattutto, ha una esperienza eccezionale alla spalle nella lotta alla criminalità economica mafiosa che, come sappiamo, è fortemente invasiva». Secondo quanto recita la normativa approvata nel dicembre 2007 dal Consiglio regionale, la scelta «deve necessariamente ricadere su un soggetto che, oltre ai titoli previsti dalla legge, possieda requisiti di altissima professionalità, competenza ed esperienza, acquisiti nel campo delle attività di contrasto dei fenomeni di criminalità organizzata, di indagini sulle infiltrazioni illecite nelle procedure di affidamento ed esecuzione dei contratti pubblici e dello studio ed applicazione della legislazione antimafia in materia di appalti». Per questo motivo, spiega Loiero, si è scelto di dare l'incarico a Boemi, «considerato che nessuno dei candidati, pur in presenza di significativi curricula, aveva il profilo immaginato». Il commissario resterà in carica tre anni al massimo, e a breve verrà nominato il comitato di sorveglianza.
Sembra che anche a Vibo vogliano istituire una S.U.A. locale.....
sono perplessa...siamo in ritardo ad apprender le notizie o alla fine ogni provincia lavora per sè?

martedì 21 ottobre 2008

un viaggio lungo più di 30 anni

Riporto un articolo de LA STAMPA molto significativo:

FULVIO MILONE
ROMA
La torta è grande e gustosa: 1 miliardo di euro, l’importo dei lavori ancora in corso su una cinquantina di chilometri del tratto calabrese dell’A3, l’autostrada che non sarebbe azzardato definire una «fabbrica di San Pietro» anche se il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, ha dichiarato a luglio che sarà completata nel 2012. La ’ndrangheta ci conta, e questa non è una novità. Il guaio è che le richieste di estorsioni e le intimidazioni dei signori del racket sono diventate asfissianti al punto da far pensare alle imprese di gettare la spugna. 
«Molte ditte impegnate nei lavori sull’A3 e in altre grandi opere
 pubbliche hanno manifestato l’intenzione di andar via», conferma il governatore calabrese Agazio Loiero, che lancia ancora una volta l’allarme sulla criminalità durante un convegno organizzato da Confindustria su «Sviluppo e sicurezza nel Mezzogiorno».

«Se davvero le imprese se ne andassero perché sono soggiogate dalla ’ndrangheta sarebbe una beffa: questa regione ha infrastrutture da terzo mondo e non si riesce neanche a sistemarle. Non si può più andare avanti così», aggiunge Loiero che, mentre parla, fissa lo sguardo sul ministro dell’Interno Roberto Maroni, anche lui presente al convegno con la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e i segretari di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. E annuncia, il governatore, che la Regione Calabria ha fatto un passo importante per la trasparenza negli appalti: la nomina di
 Salvatore Boemi, ex procuratore aggiunto antimafia a Reggio Calabria e magistrato simbolo della lotta alle ’ndrine, a Commissario della stazione unica appaltante, il primo organismo a livello regionale che dovrà gestire l’intero sistema degli affidamenti dei lavori e preservarlo dalle infiltrazioni mafiose.
Lontano dai microfoni, dopo il convegno, il presidente della Regione racconta di un suo colloquio con Pietro Ciucci, presidente dell’Anas:
 «Era molto preoccupato, diceva che la criminalità calabrese rende impossibile la vita alle imprese come Impregilo ed Astaldi che hanno i cantieri sull’A3, bersagliati da una novantina fra attentati e intimidazioni di vario tipo nell’ultimo anno. A questo punto mi chiedo se il governo, così attento ai problemi della sicurezza, si ponga anche quello della criminalità organizzata. Mi chiedo anche perché i lavori sull’autostrada non finiscono mai, se non anche per gli interessi e le pressioni delle cosche». A Loiero, che dà comunque atto alle forze di polizia di condurre con impegno la lotta alla ’ndrangheta e al ministro d
ell’Interno di mostrare attenzione al problema, Maroni risponde con un monito alle imprese: «Devono respingere i tentativi di infiltrazione messi in atto con l’usura, le estorsioni e le intimidazioni». Insomma, «tocca agli imprenditori denunciare». E, soprattutto, «chi non denuncia il pizzo deve non solo essere espulso da Confindustria, ma anche escluso da
gli appalti». Il numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, è d’accordo: «Dobbiamo creare in Calabria una filiera della legalità. Imprese, sindacati e lo Stato ingaggino insieme una dura battaglia contro la criminalità». Ma, avverte Marcegaglia, «occorre anche consentire lo sviluppo della regione: quindi più infrastrutture, più ricerca, più credito. E basta con il fatto che lo Stato non paga le imprese». «La ’ndrangheta - spiega Maroni - si combatte con un attento lavoro di intelligence». E, naturalmente, con le risorse finanziarie: «In Calabria ce ne sono a sufficienza. Il Programma nazionale per la sicurezza ha una capacità di 1,2 miliardi di euro. Il problema è che al Sud, però, questi fondi non vengono spesi in modo razionale».

Si torna al solito discorso: l'autostrada più appetibile d'Italia.
Mi meraviglio che Loiero si appelli ai primi Ministri per risolvere la situazione...che si aspettava da un Ministro proveniente dalla Lega?
Cmq il problema è sempre lo stesso...una volta che si lascia la porta aperta alla 'ndrangheta questa nn ne esce più!
è forse l'unica possibilità per essere aiutati  l'ammissione delle proprie colpe?
o basterebbe denunciare le aggressioni subite? di certo questa autostrada vive di soli soldi pubblici e per la sua manutenzione continua (perchè è ovvio che se a distanza di qualche mese il manto stradale è già danneggiato è la qualità dei materiali e la professionalità nell'esecuzione ad essere messa in discussione)ne richiede tanti...troppi... e di questo la 'ndrangheta ci sguazza.
A mio parere personale l'A3 dovrebbe essere privatizzata, cominciare a far pagare dei pedaggi e con quelli provvedere alla sua manutenzione...non ci sarebbe nemmeno bisogno di tanto personale visto che i caselli sono ormai tutti automatizzati.
Qualche anno fa decisi di intraprendere il viaggio di ritorno a casa in auto.
Era estate e Andrea aveva ancora la vecchia Fiat Tipo che però reggeva ancora bene i lunghi viaggi. Non eravamo molto preoccupati, forse perchè avevamo programmato la partenza in un orario insolito, le 5 del mattino.



Quella mattina pioveva, era ancora buio ed iniziai a guidare io. Mi dovetti fermare quasi subito per la pioggia torrenziale che si scatenò in mezz'ora.
Poi ripartimmo ed il viaggio fu anche piacevole. Attraversare l'Italia e poterne osservare i molteplici aspetti del suo paesaggio è già una bella esperienza di viaggio, ancor di più con la luce del mattino (più tardi usci anche il sole).
Superata Salerno cominciarono ad esserci rallentamenti.
Un cantiere aperto ogni mezz'ora, deviazioni sull'altra corsia, corsie chiuse, cominciava anche a far caldo visto l'orario (mezzogiorno). A questo eravamo preparati però.
Ce lo aspettavamo. Ma quello che non ci aspettavamo di vedere e che ci lasciò a bocca aperta fu il notare che in mezzo ad un cantiere con tanto di trivellatore manuale e giubbotti catarinfrangenti erano posizionati due operai di cartone....si di cartone, avete capito bene.
Cosa ci facevano due operai di cartone in mezzo all'autostrada?
Volevano rappresentare una burla? uno sciopero? o lo fanno per intimare i guidatori a rallentare (anche se esistono dei cartelli apposta per questo)?

Sta di fatto che io e Andrea guardandoci negli occhi pieni di ilarità le abbiamo pensate tutte, persino ad una tattica tutta italiana di scappare dal lavoro senza esser notati.
Da lì il viaggio è durato all'infinito e quando siamo arrivati eravamo stanchissimi.
Inutile ricordare che quello fu il nostro ultimo viaggio in auto verso sud.

martedì 9 settembre 2008

resistenza


Vibo Valentia, 8 set. - (Adnkronos) - E' scattata all'alba l'operazione ''Zain'' condotta dai carabinieri contro cinque persone ritenute responsabili di estorsione, danneggiamento aggravato e porto di arma da fuoco. Si tratta di esponenti della criminalita' organizzata di Piscopio e Stefanaconi, sottoposti a fermo. Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, i cinque avrebbero tentato di intimidire un imprenditore in diverse occasioni per convincerlo a chiedere ''protezione'' dietro pagamento di una somma di denaro.

L'ultimo episodio e' avvenuto lo scorso 21 luglio quando ignoti esplosero alcuni colpi di arma da fuoco all'indirizzo del mulino di proprieta' della vittima. Poco tempo prima aveva trovato davanti alla porta una bottiglia con di benzina a scopo intimidatorio. Ma l'imprenditore non ha denunciato il fatto ai carabinieri che si sono dovuti scontrare, riferiscono, con un'ampia cortina di omerta' nel corso delle indagini.

Il gruppo, secondo quanto accertato, stava preparando un ulteriore avvertimento all'indirizzo dell'imprenditore, circostanza che ha reso urgenti i fermi eseguiti alle prime luci del giorno in un'operazione che ha visto coinvolti i carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia, dell'ottavo elinucleo dell'Arma, lo squadrone Cacciatori e le unita' cinofile del Goc.

Un copione collaudato in cui ognuno ha un ruolo ben definito. La banda degli estortori aveva calcolato tutto. L'intimidazione all'imprenditore doveva indurlo a cercare degli ''amici'' che gli consigliassero come muoversi, e cosi' in effetti la vittima aveva fatto. I ganci nella trattativa sono stati Michele e Pietro Piperno, padre e figlio di 72 e 51 anni, che hanno comunicato all'imprenditore la richiesta estorsiva per conto di Rosario Fiorillo (19 anni), Ottavio Scrugli (36) e Francesco Fortuna (38).

Avrebbe dovuto consegnare subito 35mila euro e poi 12mila euro ogni Natale. L'imprenditore, rimasto spiazzato dall'esosita' della richiesta, ha cercato di prendere tempo pur non rivolgendosi tuttavia alle forze dell'ordine. Nel frattempo tuttavia il gruppo ha iniziato a fargli pressione, prima con approcci amichevoli, poi con veri e propri pedinamenti. A tutte le ore del giorno si facevano trovare vicino la sua attivita', in atteggiamento minaccioso poco equivoco. Ma la banda non sospettava di essere intercettata e cosi' dalle conversazioni telefoniche e dall'attivita' investigativa i carabinieri sono riusciti a individuarli.

Finalmente qualcuno ne parla.
Finalmente si spiega come avvengono le estorsioni a danno di lavoratori onesti.
La paura fa da padrona, ma anche l'ignoranza ha una buona parte in questo tipo di procedura.
Perchè di procedura si tratta. E sembra che sia sempre la stessa.
I malviventi, ladroni e vigliacchi individuano la loro prossima vittima e con attenzione lasciano dei piccoli segnali molto significativi. Prima una tanica di benzina nei pressi dell'attività del malcapitato (come dire potremmo bruciare tutti  i tuoi sacrifici in un baleno), aspettare che la vittima si confidi con qualche conoscente, magari braccarlo qualche tempo prima per conquistarsene la fiducia, consigliargli magari di non rivolgersi alla polizia, sai ho un amico influente che potrebbe pensarci lui.......poi qualche altro atto intimidatorio....qualche pallettone scoppiato sul bandone o altri danni simili....e se il malcapitato è particolarmente debole o fragile di nervi prima o poi cederà alla paura e si rivolgerà all'"amico" tanto rassicurante, perchè è risaputo, tanto le forze dell'ordine dalle indagini (se le fanno) non arrivano al di là del loro alluce.
E invece non è così, bisogna aver fiducia in loro, e non cedere ai ricatti. Perchè è successo anche che i malviventi dopo vani tentativi di terrorismo dopo un pò abbiano trovato un'altra vittima da spolpare e mollato la presa, o con l'attenzione dei carabinieri si siano tirati un pò indietro.

Nel mio paese queste cose sono all'ordine del giorno, purtroppo nn se ne fa una informazione corretta e ancor di più purtroppo sono tante le persone legate (volenti o nolenti) in qualche modo alla malavita organizzata. Ma per fortuna sono i più riconoscibili. Sono quelli che nei discorsi fanno trapelare sempre il loro disprezzo per le autorità, e che esprimono con orgoglio la loro indipendenza e capacità a cavarsela sempre da soli....ma poi non si sa come questi individui sembrano avere il dono dell'ubiquità, te li ritrovi ovunque - ma nn ce l'hanno un lavoro? - e si prodigano a farti favori, a offrire un caffè...una simpatia un pò sospetta a mio avviso, un servilismo gratuito che lascia trapelare una malizia incontrollata dal luccichio di occhi da gatto.
Vorrei dire a tutti coloro che si trovano in difficoltà, che sentono la pressione, di non fidarsi delle persone che si hanno intorno (il vero sostegno ce lo da solo la famiglia) di affidarsi anche alle forze dell'ordine, che qualche volta riescono nel loro difficilissimo compito. E di credere nelle proprie forze anche se la quantità necessaria sembra essere irraggiungibile.
La vittoria su questi soprusi si festeggia in silenzio e con dignità.

giovedì 17 aprile 2008

CENTO PASSI PER IL SUD LIBERATO DALLE MAFIE

Comitato Organizzatore

Cento passi per il Sud liberato dalle mafie

88068 Soverato (CZ) Viale A. Moro, 7

centopassi@ilcalabrone.net
www.ilcalabrone.net

Soverato Aprile 2008

APPELLO

Alle Associazioni Culturali e di Volontariato

Alle Organizzazioni sindacali e alle Associazioni di categoria

Ai Consigli Comunali

Alle Scuole,

A tutti gli organi di informazione locale

A tutte le Istituzioni locali
Uno due tre cinque dieci cento passi...
Le mafie sono il disonore del sud e la rovina dei nostri paesiRagazzi uccisi con overdosi di eroina, persone bruciate, trucidate nelle loro auto, bombe e incendi ai municipi, aziende distrutte perché non pagano il pizzo e aziende che muoiono lentamente perché il pizzo lo pagano, morti ammazzati tutti i giorni. Sono cose che non ci riguardano?

Noi non vogliamo far finta di non vedere. Noi non vogliamo dimenticare,

Assieme ai politici corrotti, le mafie continuano ad impoverirci a depredare le risorse destinate allo sviluppo, alle nuove aziende, ai depuratori, alle strade. Rubano e distruggono il nostro futuro il futuro dei nostri figli che sono costretti ad emigrare. Sono cose che non ci riguardano?

Noi non vogliamo far finta di non vedere. Noi non vogliamo dimenticare,
Le mafie sono dappertutto. Negli ospedali che ammazzano invece di curare, negli appalti fatti per arraffare e non per costruire, nei favori e nelle raccomandazioni, nelle consulenze inutili, negli incarichi immeritati, nelle ingiustizie, nei voti scambiati e venduti a disprezzo della democrazia.Le mafie ammazzano minacciano, corrompono, intimidiscono persone ed istituzioni.Sono cose che non ci riguardano?Noi non vogliamo far finta di non vedere. Noi non vogliamo dimenticare,Le mafie sono il disonore del sud e la rovina dei nostri paesi.

Uno due tre cinque dieci cento passi...

Lo ripeteremo insieme per il secondo anno con la manifestazione


CENTO PASSI PER IL SUD LIBERATO DALLE MAFIE
venerdi 9 maggio 2008 a Soverato
Tutti insieme donne, uomini, ragazze e ragazzi, associazioni, istituzioni con un rumoroso corteo, con mostre, testimonanze e dibattiti, con ottima musica, ricordando Peppino Impastato e tutte le altre vittime di questa folle ossessione di morte.Alla fine vinceremo noi.Perchè le mafie sono dappertutto ma noi saremo sempre di più.

Vi chiediamo di unirvi a noi, di non lasciarci soli in questa lotta che riguarda tutti

Vi chiediamo di dedicare almeno una giornata dei lavori delle vostre assemblee a questo problema per prendere atto di questa situazione gravissima e deliberare la vostra volontà di lotta.

Vi chiediamo di aderire formalmente alla manifestazione, di partecipare personalmente, di sostenerla anche materialmente con un piccolo contributo.Si aderisce sul sito www.ilcalabrone.net o con mail a centopassi@ilcalabrone.net

La Fondazione “ Gianluca Congiusta” aderisce alla manifestazione Cento passi per il Sud liberato dalle mafie ed invita a partecipare quanti hanno a cuore le sorti della Calabria.


giovedì 27 marzo 2008

bisogna fare rumore!


Il sito “E adesso ammazzateci tutti” che nacque nel 2005 dopo l'omicidio di Francesco Fortugno è stato preso di mira giorno 24 marzo da persone ancora per il momento sconosciute.E' infatti andato in tilt: illeggibile la prima pagina, scomparsi i link alle rubriche, qualcuno è riuscito a penetrare nel server del sito, introducendo un vero e proprio virus, con l’ordine di replicare precise istruzioni. Aldo Pecora sulla vicenda ha infatti riferito che “Qualcuno è riuscito a violare i sistemi di protezione del server che ospita il nostro sito, introducendo un codice autoreplicante per rendere tutti i contenuti illegibili. Siamo subito intervenuti, lavorando per tutta la notte e riuscendo a salvare i contenuti del sito. Lotteremo, con tutte le nostre forze, per difendere la nostra libertà d’espressione ed il nostro diritto ad esercitarla. Non potranno mai zittirci”.

In occasione di questo increscioso evento Aldo Pecora ha raccontato di un altro episodio capitatogli nei primi giorni del mese di marzo: un incidente stradale mentre con Rosanna Scoppelliti si recavano a Roma. Qualcuno, in quel giorno, ha più volte cercato di tagliare loro la strada ma il colpevole è stato, fortunatamente, identificato dalla polizia stradale. “Non voglio dare nulla per certo - ha detto Pecora - ma quanto è accaduto è abbastanza strano. Non ho voluto rendere subito pubblica la notizia per evitare allarmismi, anche perché le indagini sono in corso'

Appresa la Notizia dei due episodi il deputato Franco Laratta dichiara:
'Tra morti ammazzati e nuove faide di mafia in Calabria, la nostra preoccupazione è enorme. Ma siamo certi che lo stato saprà e dovrà rispondere duramente. E’ però necessario che esploda l’indignazione della gente, dei giovani, della società civile. La mafia è il nostro nemico principale. Ma la Calabria saprà batterla definitivamente. Un altro episodio desta grande preoccupazione. Riguarda i giovani di ‘Adesso ammazzateci tutti’. Atti del genere dimostrano che chi lotta per la Giustizia è sempre in pericolo. Ma a Pecora e a Rosanna Scopelliti, insieme agli altri giovani dei movimenti antimafia calabresi, deve giungere forte la solidarietà e il sostegno della Calabria che vuole reagire, lottare e sconfiggere questo cancro che sta mettendo in ginocchio la nostra terra. Ma che non potrà e non dovrà mai vincere'.

mercoledì 27 febbraio 2008

legge antiracket

CALABRIA: OK COMMISSIONE A LEGGE ANTIRACKET


(ASCA) - Reggio Calabria, 26 feb - La Commissione contro il
fenomeno della mafia del Consiglio regionale della Calabria,
presieduta dal consigliere Antonino De Gaetano, ha approvato,
all'unanimita', due progetti di legge contenenti norme
antiusura ed antiracket e misure a sostegno della
cooperazione sociale e delle associazioni no profit-onlus.
Il primo progetto di legge, di iniziativa della Giunta
regionale, e' precipuamente finalizzato ''a prevenire e
combattere il fenomeno dell'usura'', e a ''istituire misure
di solidarieta' in favore delle vittime di reati, con
particolare riferimento alla criminalita' organizzata, alle
estorsioni''.
(continua) clicca sul titolo per leggere il seguito

(Asca)

lunedì 10 dicembre 2007

Ospedale Jazzolino di Vibo Valentia


da un articolo de LA STAMPA.IT

FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
Potrebbe essere una storia di ordinaria malasanità, quella di Vibo Valentia, dove è morta una ragazza di sedici anni, Eva Ruscio, per la degenerazione di una tonsillite. In gennaio nel medesimo ospedale era morta un’altra sedicenne, Federica Monteleone, mentre l’operavano per un’appendicite. Epperò quella di Vibo non è affatto una storia banale. Non si spiegherebbe altrimenti perché il governatore della Calabria, Agazio Loiero, all’atto di firmare una convenzione con il ministero della Sanità, per la costruzione del nuovo ospedale, abbia chiesto pressantemente che entri in campo la Protezione civile. «La cabina di regia dev’essere a Roma», ha spiegato. E qualche sera fa - ospite di «Controcorrente» su Sky Tg24 - ha precisato: «L’ospedale lo deve costruire lo Stato. Non è un atto di resa, ma di consapevolezza».

Già, la consapevolezza. Il fatto è che sono tutto consapevoli, ai vertici della Giunta regionale come della Sanità, oppure al ministero dell’Interno, e anche alla commissione parlamentare Antimafia, che il bubbone di Vibo Valentia ha un nome preciso: ‘ndrangheta. Nelle stanze che contano, infatti, circola un rapporto riservato della Guardia di finanza dalle conclusioni agghiaccianti. Altro che infiltrazioni mafiose, la verità è che in quell’ospedale i clan controllano tutto.

Sempre le stesse ditte
Premessa indispensabile per capire il nodo del problema: la sanità, in Calabria, assorbe l’80 per cento della spesa pubblica. Ovvio che le ‘ndrine locali - che a Vibo si chiamano Mancuso, Lo Bianco e Fiarè - si siano buttate sull’affare. Ed ecco che cosa ha scoperto la Finanza: l’Asl negli anni scorsi aveva eluso tutte le leggi che obbligano a effettuare gare pubbliche. O per via di una serie di proroghe, o frazionando gli appalti per riportarli sotto la soglia comunitaria, o ancora presentandoli come lavori in economia anche quando non lo erano. Gli appalti sono stati affidati a trattativa privata. E a chi? A una ristretta serie di piccole ditte locali, sempre le stesse, che si spartivano ogni euro stanziato dall’Asl.

Sulla limpidezza di queste ditte ci sono molti sospetti. E anche quando entra in gioco una ditta del Nord, come la società milanese che cura i pasti, guarda caso si scopre che utilizza mafiosi locali per dipendenti. La Finanza definisce «evidente» l’influenza della cosca Fiaré, non foss’altro perché otto dipendenti sono nipoti del boss Rosario Fiaré e qualcun altro è comunque un affiliato.

Quando poi l’Asl deve scegliere una ditta per la climatizzazione degli ambienti, guarda caso, si finisce a una piccola azienda nella quale il direttore tecnico è genero del boss Carmelo Lo Bianco. Se invece c’è da installare uno scambiatore per la produzione di acqua calda, ecco prevalere una srl amministrata dai signori Domenico e Carmelo Lo Bianco. E così via.

Nulla sfugge
Il controllo della criminalità organizzata è ferreo. Nulla sfugge. Nemmeno il bar interno. Nemmeno le assunzioni. Oddio, ciò non vuol dire che tutti i duemila dipendenti dell’Asl provinciale di Vibo Valentia siano mafiosi. Ma qualcuno sì. Gli investigatori della Finanza hanno verificato che in organico c’è il figlio del boss Lo Piccolo, qualifica di operatore tecnico, arrestato da ultimo nel settembre 2006 per una lunga sfilza di reati. Oppure il tecnico di laboratorio che gestiva una discoteca di Tropea per conto del clan Mancuso. O ancora, l’infermiere che arrestarono nell’estate 2005 in quanto esattore della cosca Fiarè. Scandagliando tra i nomi, sono un centinaio quelli che in una maniera o nell’altra sono legati alle ‘ndrine.

Dirigenti sotto processo

Capitolo a parte, poi, meritano i dirigenti che hanno spadroneggiato fino al 2004. Tutti finiti sotto processo per reati contro la pubblica amministrazione o di stampo mafioso. E poi ci si meraviglia che il nosocomio di Vibo Valentia non funzioni. Ma forse, al contrario, ci si dovrebbe stupire perché l’ospedale continua a funzionare. E a ingoiare montagne di soldi pubblici. Nonostante da Roma, qualche mese fa, avessero addirittura proposto di montare un ospedale da campo. Sarebbe costato meno e l’efficacia sarebbe stata più garantita.


Il rischio di questa vicenda è evidente e chiara a tutti, la costruzione di un nuovo ospedale che porterà il nome di Federica  e che assurgerà a simbolo della voglia di correttezza, giustizia  e professionalità da parte di tutti noi, celerà sotto questi edificanti intenti ancora una volta un gruppo di pericolosi avvoltoi che fanno delle tragedie il miglior espediente per arricchirsi. E' questa la cosa che più mi fa venire il voltastomaco...
perchè spendere fiumi di soldi per costruire un ospedale che farà la stessa fine del precedente? perchè non ristrutturare l'esistente (che faranno lo abbandoneranno per divenire ricettacolo di topi o quasi sicuramente il nuovo alloggio delle comunità rom della provincia?) ristabilire le competenze e le responsabilità delle professioni operanti al suo interno? a quanto pare i macchinari moderni non mancano...ciò che manca è personale che sappia farli funzionare...
forse i politici non muovono il culo (scusate la volgarità) perchè sanno di fare torto a qualche loro amico mafioso? perchè hanno il dovere di proteggere fino in fondo chi gli ha permesso di occupare quella poltrona?
più chiaro di così non lo vedo...e non sono l'unica
gli unici ad avere i paraocchi sono loro...chi sta a capo dei Ministeri, chi dovrebbe applicare le regole condivise della nostra società

venerdì 3 agosto 2007

ancora i bastoni tra le ruote


Catanzaro, doppio allarme bomba
evacuati due palazzi della Regione



CATANZARO - Doppio allarme bomba in mattinata a Catanzaro negli edifici della Regione Calabria. Inizialmente, è stata fatta evacuare la sede della Giunta, in viale De Filippis. Dopo una mezz'ora, l'allarme si è esteso a palazzo Alemanni, sede della Presidenza della Regione, nel centro storico.

La sede della Giunta regionale era stata fatta evacuare stamani, dopo che una telefonata al 113 ha segnalato la presenza di una bomba nell'edificio. Polizia e carabinieri erano subito intervenuti ed hanno iniziato i controlli, mentre tutti i dipendenti e le persone presenti in quel momento nell'edificio venivano fatte evacuare. Tutti si trovano ora nel piazzale antistante, compresi i dipendenti della Banca Carime, che ha uno sportello nella sede regionale.

Pochi minuti dopo, il secondo allarme, in seguito ad altre telefonate giunte alle forze dell'ordine, con evacuazione anche di palazzo Alemanni, dove stamattina sono in programma un'importante riunione di Giunta, l'ultima prima della pausa estiva, per la nomina dei direttori generali nelle aziende sanitarie, e, alle 12, una conferenza stampa del presidente Agazio Loiero.


da La Repubblica.it

lunedì 21 maggio 2007

manifestazione contro la mafia

ndetta da istituzioni, associazioni e sindacati
Grande manifestazione
stamani contro la mafia

LA città si mobilita contro la mafia e contro l'illegalità. Lo fa questa mattina, inizio ore 10 da piazza San Leoluca, con una manifestazione di solidarietà per le vittime di tipo mafioso, nel nome due personaggi assurti a simbolo nella lotta contro la 'ndrangheta e contro reati odiosi come l'usura e l'estorsione: il vicequestore Rodolfo Ruperti e il commerciante Nello Ruello, che con ruoli diversi hanno contribuito a ridurre la cappa mafiosa sulla città e sulla provincia e si sono proposti come esempi per i cittadini abbiano il coraggio di denunciare gli episodi di illegalità, di sopraffazione di cui sono vittime o anche semplici osservatori. Non è un caso che a promuovere questa manifestazione siano state la Prefettura, la Provincia, l'Ufficio scolastico provinciale e l'amministrazione comunale, seguite da Camera di commercio, Confindustria, associazioni di categoria e sindacati. Tutti insieme con questa giornata intendono ribadire che la città e la provincia intendono sostenere con forza l'azione di contrasto all'illegalità e alla cultura mafiosa operata da forze dell'ordine e magistratura. Lo stesso programma e la qualificata partecipazione di persone che operano per assicurare una convivenza civile sono la dimostrazione dell'importanza della manifestazione. Tra gli interventi previsti quelli del sindaco Sammarco, del presidente Bruni, di monsignor Fiorillo, presidente di "Libera"; del prefetto De Sena, presidente della Conferenza delle autorità di P.S. della Calabria; del presidente della Commissione antimafia Forgione; del Commissario antiracket e antisura, prefetto Lauro e del Sottosegretario all'Interno, Rosato. Saranno inoltre presenti gli onorevoli MarioTassone, Giuseppe Lumia e Angela Napoli, componenti della Commissione parlamentare antimafia.

Domenico Mobilio


www.ilquotidianocalabria.it

venerdì 20 aprile 2007

martiri, eroi, ecco i veri Calabresi.

http://www.gianlucacongiusta.org/joomla/

Questo sito è dedicato ad un ragazzo calabrese, morto per mano mafiosa.
Per non dimenticare ogni giorno il cancro della calabria.
Fateci una visitina...