martedì 13 maggio 2008

V tappa: Soverato

10 aprile - sveglia, un salutino a Wendy, alla camera e allo splendido paesaggio, carichiamo la macchina e scendiamo a far colazione. Salutiamo Giovanni e Carmela che sono stati davvero deliziosi, facciamo un salto a Cirò per vedere il castello ma lo troviamo chiuso e un pò malandato allora scendiamo a Cirò marina per comprare il vino e poi scegliamo la nostra prox meta: Soverato.
Ripercorriamo la ss 106 Jonica ancora una volta.

Giornata afosa, quasi estiva.
La strada attraversa molti centri abitati, sulla destra il mare, sulla sinistra la campagna. il paesaggio è bello,
 ma immagino che d'estate questa strada sia molto intasata.
Avrebbe bisogno di una specie di tangenziale che evita di passare per i centri posta un pò più in su, sulla collina. Chissà se tra i lavori di ammodernamento previsti per questa strada opteranno per questa soluzione...
Dopo una breve sosta per un panino in un paese di cui nn ricordo il nome, arriviamo nella zona di Catanzaro, sempre sulla costa. Qui scopro uno scenario più ricco. Il paesaggio è rigoglioso di agrumi, la campagna è molto curata, le antiche case in pietra qui 
nn sono abbandonate ma recuperate in perfetto stile. C'è armonia sulla costa (anche la città di Catanzaro merita una visitina anche se è molto caotica). La strada è diventata a scorrimento veloce e attraversa una zona di ville incantevole. Ci viene voglia di fermarci e di cercare un posto per dormire.
Usciamo dalla strada principale e cominciamo a guardarci intorno. Mi cade l'occhio su un cartello "
Secondo voi potevo nn fermarmi?
Entriamo in una vera e propria fattoria. Ci sono galline e galli che cantano a sguarciagola in ogni angolo, papere e qualche fagiano. Agrumi ovunque. La casa è una vecchia costruzione recuperata. Molto bella da fuori. Ci accoglie il gestore, un tipo un pò ombroso e di poche parole, ci fa vedere la stanza. E' un pò piccola ma ha un grande terrazzo che affaccia proprio sull'agrumeto. Il profumo dei fiori d'arancio entra nelle narici con insistenza. 
Dopo esserci dati una sistemata usciamo subito alla volta di Soverato intorno alle 2 p.m.

Soverato è davvero carina , ci ero già stata di sera per frequentare qualche discoteca, ma di giorno ha un altro fascino. E' ricca di scoperte, di localini non solo lungo il mare ma anche nei vicoli che intersecano il corso principale. Qui è evidente ci vivono anche durante l'inverno.
Testimonianza ne è la presenza di molti giovani sulle spiagge che godono dei primi soli.
Curioso vedere satellitare intorno a loro giovani tedeschi in vacanza in cerca di amicizia. Sembrano apprezzare anche loro tanta vitalità.
Ci rilassiamo per un pò sulla spiaggia. Il sole è caldo e la brezza marina è piacevole sulla nostra pelle accaldata da vestiti ormai troppo pesanti. Ci appisoliamo un pò, poi quando anche la brezza nn è più sufficiente a rinfrancarci cerchiamo un pò di riparo all'ombra delle case facendo un giretto in centro.

Troviamo subito un gran fermento, nonostante i lidi siano ancora tutti chiusi, c'è un sacco di gente in giro per le strade, negozi aperti, bar, pasticcerie, pub, sono tutti al lavoro. In una piazza c'è una postazione radio su di un pullman attrezzatissimo. Trasmette da lì...mi sembra una radio locale, cmq intorno si è raccolta un sacco di gioventù, che ritroveremo ancora in tarda serata. Ci sentiamo sollevati davvero. Dopo tanta solitudine che per un pò è stata piacevole, ritrovarci in mezzo ad un pò di movimento ci rinfranca di una spruzzata di vitalità. E' quasi il tramonto e trasportati da quella sensazione di vita mondana ci concediamo un aperitivo vicino la spiaggia. Uno spritz all'arancia e tantissimi salatini, pizzette e altre cose sfiziose. L'aperitivo è molto carico, un bel bicchierone! Infatti ci fermiamo una bella oretta e mezza, vuoi per finire il beverone, vuoi la temperatura piacevole, vuoi il bel panorama ed anche la folta e variegata compagnia nei tavolini vicini, alla fine ci accorgiamo di essere un pò su di giri (per lo più io che nn reggo tanto l'alcool). Mi alzo un pò barcollante ma con ogni inibizione crollata, per fortuna Andrea riesce a contenermi!
Facciamo una passeggiata sul lungomare che è davvero piacevole e notiamo una pizzeria aperta.
Quella sera giocava la Fiorentina e Andrea voleva vederla a tutti i costi ma l'idea di passare la serata in camera mi metteva tristezza, così forte della mia nuova e falsata intraprendenza entro nella pizzeria e notando un telo bianco appeso chiedo sfacciatamente al gestore se fosse stato possibile vedere la partita durante la cena. Lui non sapeva neanche che ci fosse la partita ma è stato gentile e ci ha concesso questo privilegio. Così contenti siamo tornati all'agriturismo per rilassarci un pò.
La serata in pizzeria è stata un pò sofferta. Il gestore ha messo il nostro tavolo proprio davanti al grande telo. L'unica nota stonata era il volume esageratamente alto che nonostante le nostre richieste di abbassarlo è sempre rimasto molto alto, soprattutto nei momenti della pubblicità dovevamo fare presa sulle tutte le nostre forze (almeno io) per non vomitare. Peccato. La cena poteva essere ottima. Evidentemente il tipo aveva qualche difetto d'orecchio. Sono uscita dal locale un pò infastidita, ad essere sincera, ignorata dal mio compagno che invece era molto esaltato per la vittoria della Fiorentina.
La passeggiata notturna mi ha un pò rilassata per fortuna. Siamo andati a letto con l'intenzione di partire il giorno dopo alla volta di Stilo, riponendo in questa nuova avventura le mie speranze di riscatto.

giovedì 8 maggio 2008

Salviamo la nostra cultura


Voglio pubblicare un appello che sta girando in questi giorni relativo al tentativo di salvare un antico peschereccio nella zona di Vibo Marina.
L'appello descrive in ogni dettaglio le motivazioni e i problemi da affrontare perciò non aggiungerò altro se non quello di considerare come la nostra memoria sia strettamente legata ai luoghi ed agli oggetti che di questi luoghi fanno parte e distruggere la nostra memoria cancellerebbe un pezzo della nostra storia. Presto verrà istituita una colletta per poter pagare il trasporto e la copertura dell'imbarcazione presso il Museo del Mare di Bivona, ne darò notizia al più presto.
Il VEGA II è ormai in disarmo ed il suo conseguente destino è quello di essere completamente distrutto a breve.
Ovviamente non possiamo permettere che ciò accada perchè quel motopeschereccio rappresenta al meglio la tradizione peschereccia della nostra comunità.
Costruito nell'immediato dopoguerra, esattamente nel 1947, nel Cantiere Nautico CELATTO di Castellammare di Stabia, ha una lunghezza superiore ai 20 metri e largo quasi 5. Da quanto si rileva dalla Licenza rinnovata nel 1997, è sempre stato adibito alla pesca costiera locale.
Sopra quella originalissima ed inimitabile "macchina da pesca", con la guida esperta di Giorgio Canduci, si sono "forgiati" diverse generazioni di pescatori, sia appartenti alla stessa famiglia che ad altre, che negli anni seguenti, quasi per gemmazione, hanno avviato ulteriori attività peschereccie.
E' necessario adoperarsi al più presto per il suo salvataggio!
L'imbarcazione in legno, ormai priva di manutenzione, non può più stare in acqua; tra l'altro antiche rotture del fasciame provocano il lento ma costante afflusso d'acqua nel suo scafo.
Gli attuali proprietari, disponibili al suo salvataggio, hanno espresso il desiderio di donarlo al costituendo Polo Museale della Civiltà del Mare; il motopesca andrebbe così ad arricchire il patrimonio barchereccio del Polo, rendendolo così unico nel Meridione d'Italia.
Del problema del suo salvataggio ce ne stiamo occupando in pochi ed in maniera isolata, e questo ad oggi non ci ha consentito di far alcun passo avanti! Ed allora impegnamoci responsabilmente un pò tutti e superiamo insieme questa fase disastrosa di stallo!
Quali sono gli ostacoli al suo salvataggio?
Uno solo... anzi due! L'ostacolo principale è "decidere" il sito in cui collocarlo al più presto.
L'unica possibilità è quella di collocarlo nell'area esterna della Tonnara di Bivona. Quantunque si siano ricercate altre soluzioni non vi sono alternative di collocazione; ma ciò va a vantaggio di tutti! All'esterno della Tonnara difatti si era già immaginata l'esposizione di due imbarcazioni utilizzate per la pesca del Tonno, in un percorso didattico protetto dalle intemperie e dai vandali, realizzando così un'area fruibile da tutti, cittadini e visitatori, piccoli e grandi, per 365 giorni all'anno. Aggiungendovi anche il VEGA II, si realizzerebbe così una originale ed efficace area di valorizzazione delle storiche imbarcazioni della nostra comunità, e con esse della nostra cultura marinara!
Purtroppo però la decisione di destinare quell'area a tale scopo non è ancora stata definita con chiarezza dall'Amministrazione Comunale. I tempi però non giocano a nostro favore, sia perchè l'imbarcazione rischia di affondare nel porto, sia perchè gli stessi barconi dei tonnaroti, oggi solo "parcheggiati" all'esterno della Tonnara, rischiano di rovinarsi definitivamente.
Quindi il primo ostacolo da superare è "l'indecisione" amministrativa.

Il secondo ostacolo sarà quello di organizzare il trasferimento del VEGA II a Bivona.
Sia che si scelga la via del mare o quella stradale, per effettuarne il trasporto sarà necessario reperire fondi utili per affrontarne la spesa.
Rispetto a ciò lanciamo un appello a tutti, imprenditori o singoli cittadini, disposti ad investire sulla storia, sulla cultura e sul futuro del nostro paese!
Contattateci in ogni modo ed al più presto! Alleghiamo all'appello una piccola scheda sul VEGA II... utile da mostrare a quanti intendete sensibilizzare e coinvolgere nell'iniziativa.
FORZA! FIDIAMOCI DI NOI E DIAMOCI CONCRETAMENTE UNA MANO!

IV tappa: Cirò

9 aprile - La stanza è pervasa dalla luce..sono le 7.
Le pesanti tende della stanza non bastano a contenere i forti raggi del sole mattutino.
Mi alzo ed esco, la mattina è fresca ma il sole è piacevole, si prospetta una giornata calda.
Il panorama è splendido da qua. La sera prima con il buio non avevo fatto caso alla buona posizione delle stanze.
Stiamo sul versante est della collina rivolti verso il mare, che si vede in lontananza. Sotto di noi la deliziosa proprietà dell'Agriturismo Catena, una distesa di enormi ulivi dalle forme contorte circondano una piccola collina con in cima una chiesetta, la chiesa della Madonna della Catena, risalente dalle notizie apprese in seguito ai primi anni del 700. Si trova all'interno della proprietà ed è visitabile. Mi riempio i polmoni di quell'aria marina e torno a letto. E' ancora troppo presto.

Finalmente il sole si alza e smette di insistere all'interno della nostra camera. Riusciamo a riposare un'altra oretta, poi ci alziamo e senza dire troppe parole decidiamo di rimanere un'altra notte in questo paradiso. Scendiamo a piedi verso il ristorante.. L'aria è decisamente più calda.
Ci accoglie sorridente Carmelina, moglie di Giovanni e cuoca eccezionale. La colazione è già pronta. Superlativa. Brioches calde al cioccolato, fette biscottate con la marmellata, doppia razione di caffè latte. Iniziamo una interessante conversazione con Carmela che ci racconta un pò la storia dell'agriturismo, della chiesetta e del castello di Cirò (che ci ripromettiamo di andare a visitare). La giornata è bellissima e caldissima e ci prende il desiderio di andare in spiaggia. Rinvigoriti dall'ottima colazione risaliamo in camera per prendere l'auto e incontriamo i cani della sera prima. Facciamo amicizia con Wendy, un bianco pastore belga dolcissimo. E poi via di corsa al mare!!!

Ora il paesaggio non è più pauroso ed inquietante come la sera prima. Anzi, è davvero piacevole. Scopro un campo coltivato con l'antica tradizione della vite associata all'albero d'ulivo (tipico della pianura padana negli anni '50, agli alberi di gelso però).
Anche qui giganteschi fiori di finocchio spuntano dal ciglio della strada.
Arriviamo a Cirò Marina, sul lungomare, parcheggiamo lì vicino e ci fiondiamo sulla spiaggia.
Il sole è caldissimo. passiamo l'intera mattinata a ronfare sulla spiaggia. Siamo gli unici però.
Si fa tardi e un certo languore comincia ad insistere. Andiamo verso il centro cittadino e mentre passeggiamo per le viuzze tipiche dei nostri paese di mare m'imbatto in una esposizione di robe vecchie...bellissime! Vorrei prender tutto! ma in aereo abbiamo un peso massimo per le valigie ed ogni kilo in più ci costerebbe 8 euro (compagnia Ryanair). A malincuore proseguo finchè non veniamo attratti dalla "Locanda". Entriamo in un ambientino piccolo ed accogliente con reti da pescatore dappertutto ed oggetti da pesca antichi. Ci accoglie una elegante e sorridente signora che annuisce alla domanda preoccupata di Andrea 
"qui si mangia solo pesce?", ma il posto è talmente carino che acconsente a rimanere. Un vero tesoro. Mangiamo divinamente, io degli ottimi ravioli con ripieno di astice e Andrea calamari fritti...non vogliamo mangiar tanto per poter cenare per bene all'agriturismo dove vedremo la partita della fiorentina. Beviamo mezzo litro di cirò bianco. 
Quando usciamo siamo un pò brilli, il vino era davvero forte ( poi ne abbiamo comprato due bottiglie dalla cuoca che lo produce). Vaghiamo per il paese un pò tonti per il sole e per il vino e ridendo per tutto, per fortuna gli abitanti sono pacifici!
Cirò Marina è molto carina, è un paese di pescatori e contadini e mantiene tutte le caratteristiche di un paese di mare (mi ricordava molto Vibo Marina), ha un lungo mare degno di questo nome con spiagge ampie e una buona distanza delle costruzioni dalla costa.

Dopo una lunga passeggiata per il paese torniamo all'agriturismo e approfittiamo del posto incantevole per riposarci e per coccolarci un pò. Si sta davvero bene qui. Giochiamo con i cani, prendiamo il sole, insomma ce la prendiamo molto comoda. La giornata finisce con una bella cena questa volta con la sala piena, con la vittoria della Fiorentina, e con un bel ricordo: persone gentili, mare splendente, sole caldissimo e cibo ottimo. L'avevo detto che era il paradiso!

saluti e alla prox puntata!

martedì 29 aprile 2008

MEME: per accrescere la rete?

Oggi il mio amico blogger pinoamoruso mi ha nominato all'interno di una sorta di catena-blogger: il MeMe. Accetto molto volentieri la sua nomination in quanto apprezzo molto il suo blog e i suoi pensieri. E decido di seguire le regole del gioco.

Indico sinteticamente le regole da seguire.

Indicare il blog che vi ha nominato con annesso link
Descrivere le regole di svolgimento
Scrivere 6 cose che si preferisce fare
Nominare altri 6 blog tramite i quali dovrebbe proseguire il meme
Lasciare un commento su tutti e 6 i blog appena citati

Devo adesso scrivere le sei cose che amo fare:

-raccattare oggetti di legno e resuscitarli a nuova vita;
-parlare al telefono con mia sorella Stefania, ci facciamo sempre un sacco di risate;
-ritrovarmi la sera con le mie tre amiche preferite: Alessia, Donatella e Maria
-trapiantare una nuova piantina nel mio giardino;
-viaggiare senza una meta ben precisa
-ridere scherzare amare e coccolare il mio amore

Ecco gli amici blogger che nomino (sono solo 2):

lunedì 28 aprile 2008

III tappa: Sila

8aprile - Sveglia presto....per via del casino in corridoio, credo che facciano le pulizie (per chi? l'albergo è vuoto! vabbè almeno è pulito!)
Ci affrettiamo a lasciare l'albergo, ci avevano preparato la colazione ma accettiamo solo un caffè e scappiamo via dopo aver pagato naturalmente (20 euro di pernottamento a testa più 35 euro della cena).
La giornata non è granchè, il cielo è coperto da una massa informe di nuvole e acqua. E' una di quelle giornate che sem
bra debba piovere ma poi invece non piove, però l'aria è umida e
 pesante.
Non sappiamo dove andare, perciò decidiamo di fare una visitina all'acquario visto la sera prima.
La struttura è carina, un ferro di cavallo ad un piano con al centro un teatro all'aperto.
Entriamo, biglietto 3-4 euro (non ricordo bene), il ragazzo ci indica la guida che però aveva già finito il suo giro perciò ricominciamo dall'inizio.
Lungo il percorso ci sono tantissime vasche che ospitano tutte le varietà di pesci, molluschi e piante che popolano il nostro mare. Ci mettiamo a giocare stupidamente con gli scorfani, che quando non sono visti si muovono liberamente ma quando si accorgono di altre presenze si fissano in un punto e nn fanno il benchè minimo movimento colorandosi piano piano dello stesso colore del
lo sfondo in cui si trova
no. sono troppo divertenti!
Poi vediamo le murene, le aragoste (slurp! polpose!), dei pesci strani che si mettono sotto la sabbia, stelle marine, pomodori di mare, e tantissimi altri pesci alcuni estrosi e per nulla intimoriti altri più timidi.
Finito il percorso della galleria giungiamo alle ultime tre vasche, le più grandi e scenograficamente allestite con barche ed anfore invase da alghe. In queste tre vasche ci 
sono esemplari rari tra i quali la bellissima e gigantesca tartaruga 
caretta caretta! Dolcissima con un delizioso sfondo musicale (che poi scopriamo essere un video informativo sul Parco Marino e che vedremo nella sala proiezioni, da soli- con il telecomando in mano!)  la caretta caretta segue le nostre dita sul vetro e ci regala una strabiliante apertura della bocca facendoci vedere i suoi piccoli dentini.
Ad un certo punto veniamo travolti da un'allegra scolaresca delle elementari capeggiate da caparbie maestre. Scopriamo una scuola proprio di fianco all'Acquario.
Il centro sta chiudendo (è qu
asi mezzogiorno); salutiamo la caretta caretta, i responsabili del centro e ci avviamo verso il litorale di Capo Rizzuto, dove ammiriamo il bello e
 curato itinerario con panchine per la sosta, cartelli informativi e staccionata per il belvedere proprio a ridosso della costa dove scende a strapiombo sul mare. Peccato per la giornata plumbea!

Cominciamo a sentir fame,così per prendere ancora tempo, perchè non sappiamo ancora dove andare ci fermiamo a mangiare nell'unico ristorante aperto sulla strada che esce da Capo Rizzuto. Non ricordo il nome ma è facilmente riconoscibile per il manierismo del sistema costruttivo: mattoni sperimentati in tutte le forme!
Colonne a spirale, bombate, capitelli a palla, archi a tutto sesto incrociati con archi normali, architravi a forma di tempio...il progettista si è sbizzarrito a cercare le forme più impensabili utilizzando solo i mattoni. Può sembrare un pò ridondante a primo impatto ma alla fine ho trovato il locale molto carino ed originale. Abbiamo preso un primo piatto e ci siamo decisi, visto il tempo poco conso
no al mare, a partire alla volta della Sila, per vedere i laghi.
Abbiamo ripreso la s
s 106 e risaliti verso Crotone, preso la ss 107 cosidetta Silana e ci siamo diretti verso il Lago Ampollino.
Piano piano lo scenario della campagna spariva per lasciar posto ad uno più folto di alberi, soprattutto castagni, man mano che salivamo lo spettacolo della valle si faceva sempre più bello. In poco più di un ora ci siamo ritrovati ad un'altezza s.l.m. di 1600 mt.
Mentre risalivamo per i tornanti per poco non investivamo due simpatiche muccone che stavano passeggiando lungo la strada...con un pò di pazienza siamo riusciti a passare senza danneggiare nè loro nè l'auto (presa a noleggio!!!)
Finalmente vediamo il lago! Ci avviciniamo sempre più. A ridosso della strada troviamo un gruppo di caprette che pascolano in un prato recintato. Ci fermiamo per guardarle da vicino. Si accorgono di noi e ci fanno le feste, un paio decidono di prendersi a cornate per farsi notare, altre con lunghe barbe e corna lunghissime (sembrano stambecchi!) fanno i loro bisognini tipici, qualcuna si rizza sulle gambe posteriori e noi abbiamo trovato il no
stro divertimento preferito, osservare gli animali negli atteggiamenti più strani. Ci perdiamo una buona mezz'oretta, poi proseguiamo, anche perchè comincia a farci strano di non aver ancora incontrato nessun essere umano ma solo animali...
Arriviamo al Lago Ampollino....è bellissimo! (se riesco a capire come si fa vorrei inserire un pezzetto di video che ho girato). L'acqua è talmente ferma che le montagne intorno si specchiano perfettamente. Percorriamo a piedi un bel pezzo della riva sabbiosa e di bosco, attraversiamo un prato di crochi viola appena spuntati fino a che non troviamo due alberi contorti che usiamo come panchina per riposare un pò e per contemplare questo splendido lago. Ci siamo noi, il lago e qualche uccello.
C'è una sensazione di pace incredibile, quasi insopportabile...sarà per questo che non resisto alla tentazione di smuover
e un pò le acque di questo lago immobile facendo rimbalzare i sassi a pelo d'acqua.  Andrea mi raggiunge e improvvisiamo una gara dove naturalmente vince lui (grrrr!) perchè secondo la sua teoria noi donne per il lancio usiamo il gomito ed invece è una questione di polso...sarà....secondo voi?

Contenti di questa bellezza impressa nella nostra memoria ci decidiamo a cercare un posto dove dormire, mentre ci allontaniamo osservo i cerchi concentrici che si sono propagati velocemente su tutto il lago e sulla sponda opposta un piccolo molo con attraccata una barchetta bianca.

Preoccupati per l'assenza di umani ci avviamo verso l'altro lago, l'Arvo, sperando di trovare almeno a Lorica un pò di vita errante.
Il paesaggio è davvero incantevole ma eravamo pervasi da una sorta di ansia per via di questo senso di solitudine e soprattutto perchè erano già quasi le 5 del pomeriggio.
Arrivati a Lorica
ci rendiamo conto che La Sila in questo periodo non è proprio la meta ideale per le vacanze. Non c'è anima viva, nè un auto incrociata, le case sono tutte sbarrate, gli alberghi tutti chiusi. Ma qui non ci abita nessuno?
In un baleno decidiamo di riprendere la strada per la costa e scegliamo Cirò come nostra meta ma ahinoi sbadatamente prendiamo una delle strade peggiori per arrivarci.
Percorriamo da San Giovanni in Fiore a Cirò una specie di mulattiera asfaltata tutta tornanti a strampiombo da uno sperone all'altro...la sp 260. E' ancora giorno ma abbiamo trascorso la maggior parte della giornata in auto e siamo stanchi, soprattutto Andrea ch
e ha guidato tutto il tempo. Dopo un tempo interminabile di curve e di saliscendi vediamo all'orizzonte stagliarsi sul versante un borgo. Dormiamo qui! urlo.
Sembra un presepe visto da lontano. Entriamo e chiediamo ad un passante se ci indica un posto dove andare a dormire, ci dice che l'unico posto che aveva delle stanze l'hanno chiuso ma ci dice di andare lo stesso perchè qualche volta per gli amici cede qualche stanza e ci dice di fare il suo nome. Gentile, pensiamo. Un pò perplessi però andiamo verso il centro del paese sempre in macchina, ma ci ritroviamo nel bel mezzo di un comizio del PD (è arrivato fino a qui?!) dove si sono riuniti praticamente tutti gli abitanti, ci aprono un varco nella folla che ci guarda incuriositi e con i quali continuiamo a scusarci dal finestrino pensando di non uscirne vivi, ma non so come riusciamo ad uscire dalla folla e ad arrivare in prossimità del posto indicato. Scendiamo finalmente dall'auto, approfittando per sgranchirci le gambe, ed osservandoci intorno notiamo che il paese è molto bello ed anche molto curato. Deve avere sicuramente qualche pregio architettonico nascosto...
Bussiamo al campanello dello pseudo-ostello ma non risponde nessuno, una ragazza che passava di lì ci dice:-La signora Pina non c'è, è andata a trovare la figlia a Torino (o Milano? non ricordo...un'altra emigrante però)-
siamo fregati! sono le sette di sera e tra un pò sarà buio.
Ci sentiamo un pò disperati, chiediamo ancora se ci sono altri posti per dormire a due donne che passavano ma anche loro ci hanno confermato l'amara realtà consigliandoci di proseguire verso Cirò.
Non oso dirlo ad Andrea ma sono preoccupata. Lasciamo Savelli (questo il nome del paese) un pò a malincuore (tornarci è un pò improbabile visto il percorso impervio) e proseguiamo sulla ss 492. E' già il tramonto e la strada non ha illuminazione.
Proseguiamo molto lentamente, superiamo Verzino, un piccolo centro, ed arriviamo ad un bivio Cirò o Cirò Marina.
Commettiamo un altro errore, sarà stata la stanchezza, e giriamo per Cirò scoprendo sulla nostra pelle che la strada è peggio di una mulattiera (non è nemmeno segnata sulla cartina stradale- praticamente non esiste). Brancoliamo nel buio per un ora...
Sono terrorizzata ma non lo dico- anche Andrea lo è ma non lo dice, lo capisco quando mi fa notare un gatto morto sulla strada- ma come ha fatto a vederlo con l'oscurità?- ad un certo punto attraversiamo anche dei banchi di nebbia...siamo talmente tesi che se fiatassimo strideremmo. Infatti nessuno dei due riesce a dire una parola finchè , dopo un ora interminabile, come un miracolo intravediamo le prime case...è Cirò finalmente.
Tiro un sospiro di sollievo, mi guardo in giro ma di alberghi neanche l'ombra, solo un cartello con l'indicazione di un agriturismo con un num. di telefono. Chiamiamo, non hanno stanze ma gentilmente ci indicano un altro agriturismo a metà strada tra Cirò e Cirò Marina. 
L'idea di rimontare in macchina ci porta la nausea ma facciamo un ultimo sforzo e cerchiamo questo posto. Si chiama Agricatena.
Lo troviamo e ci sembra il paradiso.
Immerso in un campo di ulivi secolari, completamente costruito in pietra con oggetti antichi della tradizione contadina un pò dappertutto, entriamo nella sala ristorante, vuota, solo un tavolo occupato vicino il televisore (una partita della Roma se non ricordo male).
Ci viene incontro il gestore (Giovanni, scopriremo in seguito) gli chiediamo una stanza e di poter mangiare, ci sorride un pò beffardo (scoprirò dopo che non voleva prenderci in giro ma che è proprio una sua caratteristica che lo rende molto simpatico) e ci invita a sederci.
Mangiamo divinamente, una bella bistecca con contorno di patate, insalata e una bottiglia (ce la meritavamo) di Cirò della casa. Riusciamo a rilassarci, sarà anche il vino che cala facilmente, guardiamo anche noi la partita e ridiamo anche delle nostre paure e della giornata un pò avventurosa.
Stiamo talmente bene che non ci accorgiamo che si è fatto tardi finchè non vediamo i camerieri rassettare la sala già perfettamente in ordine, è passata la mezzanotte, alora ci muoviamo anche noi, Giovanni se ne accorge e ci chiede se vogliamo ancora la stanza e noi: SICURO!
Ci accompagna alle camere che sono poste dall'altra parte della strada perciò andiamo in macchina . La camera ha accesso direttamente dall'esterno, ci sono un sacco di cani che abbaiano ma iGiovanni ci dice di star tranquilli perchè lo fanno solo all'inizio.
La camera è bellissima con tv e frigo bar, bagno enorme e condizionatore...ci viene il sospetto che costi un'enormità e siccome non l'abbiamo ancora chiesto buttiamo lì la richiesta...30 euro con prima colazione va bene? cavolo! va benissimo! potevano essere anche 100 dopo una giornata del genere!
siamo felici e dopo un pò di perlustrazione ci addormentiamo soddisfatti.

lunedì 21 aprile 2008

II tappa: ISOLA DI CAPO RIZZUTO

7 aprile - Sveglia presto, pronti a lasciare l'accogliente Querceto dopo una sana colazione, paghiamo (25 euro a notte a persona), finalmente conosciamo il figlio del gestore che gentilmente ci indica quali posti vale la pena di vedere, prendiamo nota e salutiamo.

Montiamo sulla nostra bella auto noleggiata e cartina alla mano ci dirigiamo verso Crotone, percorrendo la ss 107 (la cosidetta Silana). Il viaggio è breve, ma prima di entrare
 in città ci fermiamo
 ad un autogrill per un caffè e per testare un pò il carattere dei crotonesi.
Ci accolgono tre belle ragazze non molto contente di vivere lì e incuriosite dalla somiglianza di Andrea con Fabio Volo (lo dicono tutti, ma secondo me sono proprio diversi). Traspare nelle loro parole una certa insoddisfazione e sfiducia che accomuna un pò tutti i calabresi rimasti nella propria terra, ma poi scavando scavando si scopre invece un amore vero che fa brillare gli occhi. Soddisfatti ci avviamo verso la città che fu sede importante della Magna Grecia, ospite di importanti personaggi quali Pitagora, che qui fondò la sua scuola e città natale di molti contemporanei come Rino Gaetano, Sergio Cammariere e il calciatore Vincenzo Iaquinta.

Crotone è molto carina, frequentatissima dai giovani per la forte presenza di Istituti scolastici, cerchiamo di girarla un pò a piedi, per le vie del centro, al mercato centrale, la piazza del Municipio, ma ci s
entiamo un pò persi...in re
altà non sappiamo dove andare, scopriremo troppo tardi che a Crotone c'è il Museo archeologico che conserva tutti i reperti ritrovati nella zona di Capo Colonna e non solo e il Castello di Carlo V che è stato di recente restaurato...peccato!

La temperatura si era alzata notevolmente sfiorando i 30 gradi e cominciavamo a soffrire dentro i nostri golfini di lana, perciò quasi in stato febbrile decidiamo di uscire dalla città e di dirigerci verso la costa sperando di trovare un pò di frescura. Riprendiamo la ss 106 jonica e ci dirigiamo verso Isola di capo Rizzuto.
L'aria è calda, si respira la brezza marina e lungo la strada ammiriamo uno spettacolare paesaggio, alla nostra destra le colline sono disseminate di fiori di campo e tulipani, mentre sulla sinistra la distesa di un intenso azzurro del mare che sembra chiamarci a sè.
Acceleriamo, vogliamo a
rrivare presto a Capo Colonna per avere poi il tempo di rilassarci un pò anche sulla spiaggia. Il parco archeologico è inserito nel più vasto parco marino che tutela la flora e la fauna e vieta ogni tipo di inquinamento costiero. Devo dire che hanno fatto un bel lavoro. Funziona la raccolta differenziata e funziona la pulizia del territorio. Esiste ancora molta edilizia spontanea, con case iniziate e mai finite, ma la cura dell'estetica qui mi sembra sia diffusa. E' piacevole volgere lo sguardo all'orizzonte, anche la campagna è molto curata. Sulle colline si staglia il nuovissimo impianto (ancora inattivo)  delle pale eoliche che servirà l'energia a tutto il territorio costiero - un altro è stato installato vicino Catanzaro, anche questo ancora inattivo.

L'ingresso al parco archeologico (completamente gratis) avviene da un sentiero pedonale e da una strada carrabile che arriva molto prossima alla famosa Colonna del Tempio di Hera Lacinia, probabilmente 
molto tempo fa serviva come accesso alle due ville che furono costruite negli anni 30-40 (?) proprio a ridosso del parco e che oggi sono disabitate (probabilmente espropriate ed in attesa di trovarvi una funzione inerente il parco).
L'ambiente è incantevole, peccato solo per l'erba alta che copriva gran parte dei resti delle mura antiche. Ancora intatto il muro di confine che fu rimaneggiato anche dai Romani e bellissima la Colonna che lascia immaginare la magnificenza che era appartenuta al Tempio e che sicuramente rappresentava un forte punto di riferimento per le navi che passavano da lì.
Il sito si trova talmente a ridosso sul mare che se ci si affaccia dalla scogliera si può notare come il mare piano piano si stia mangiando la costa. Spero che cerchino di salvare questo luogo, sarebbe un vero peccato se un giorno crollasse sotto la spinta delle onde.

All'interno del sito ci sono i resti di alcune villae romane e di un'antica fornace romana poco visibile perchè sopra di essa è stata costruita intorno al 1500 una deliziosa chiesetta. Di fronte ad essa si staglia
 imponente la Torre di Nao, restaurata e bellissima (anch'essa risalente allo stesso periodo) costruita con grossi tagli di pietra arenaria del luogo. E' perfettamente integra.

Nota negativa: nonostante il sito sia molto interessante lo abbiamo trovato deserto, il vicino museo archeologico era chiuso e l'unico punto di ristoro ha aperto intorno alle 15. Insieme a noi qualche tedesco...niente più. Mi sarei aspettata almeno qualche scolaresca.

Mangiamo un panino fa
cendo amicizia con due cani malandati che vivono lì e godendoci la splendida giornata di sole. Abbiamo ancora voglia di esplorare, perciò montiamo in macchina e  partiamo alla volta di Le Castella. Nel frattempo ci guardiamo intorno, dobbiamo ancora trovare dove dormire! ma è tutto chiuso, è un posto di mare e qui si popola solo d'estate.
Raggiungiamo Le Castella velocemente, un quarto d'ora di auto, strada libera. Entriamo in paese e mi viene in mente subito l'estate per via del viale di ingresso che porta al mare con i marciapiedi alti e larghi e pieno di negozi, gelaterie, rosticcerie ed alberghi. Fa caldo e mi vien voglia di comprare un costume, ma si sta facendo tardi e vogliamo visitare il Castello Aragonese.

Entriamo, biglietto 3 euro (gratis per i residenti), senza guida. Il Castello è in parte restaurato, è in corso di restauro la parte dei bastioni che accoglieva il mercato. Siamo liberi di girarlo in lungo ed in largo, ne
ssuna guardia di controllo, nessuna telecamera.
Mi sembra di tornare bambina quando con gli amici si passavano i pomeriggi ad esplorare le costruzioni abbandonate lontano dagli sguardi dei grandi.

Il Castello è davvero affascinante così proteso verso il mare. Anche questo come quello di Santa Severina presenta la stessa tipologia di merlatura (fu restaurato nel 1510 da Andrea Carafa, lo stesso che mise mano al Castello di Santa Severina), dalle notizie storiche sul volantino scopriamo che l'origine è angioina (seconda metà del XIII sec) e che non fu mai residenza nobiliare ma ospitò i soldati aragonesi per difendersi dagli attacchi dei turchi.
L'origine del plurale per denominare questo luogo "Le Castella" secondo una suggestiva ipotesi, deriverebbe dalla presenza di varie isolette fortificate all'interno della baia, come testimoniano due secche sottomarine nelle quali sono stati ritrovati resti di mura.
Siamo stregati dalla bellezza di questo posto, il nostro giro è già finito ma non abbiamo voglia di andar via. Facciamo il giro intorno al castello e ci sediamo sugli scogli a riposare un pò. E' una giornata caldissima, sono le sei del pomeriggio, ci appisoliamo proprio lì sugli scogli con il Castello che alle nostre spalle ci protegge.

Leggendo il volantino preso all'ingresso scopro che qui è nato il leggendario corsaro Uccialì (rapito da bambino proprio nel castello da un corsaro algerino e venduto come schiavo in Turchia, le sue gesta si narrano come leggende). Le Castella gli ha dedicato una piazza con al centro il suo busto. Abbiamo fame. Ci fermiamo al bar di fronte per un aperitivo e notiamo subito l'arrivo di un politico locale (era tempo di elezioni se ricordate), quanta riverenza! La sua faccia troneggiava in tutti i manifesti affissi e, sinceramente, si pavoneggiava un pò troppo per i miei gusti! 3 guardie del corpo - un fare da boss che non mi  piaciuto per niente!
Io e Andrea lo abbiamo preso in giro per tutto il tempo.
Chiediamo al gestore informazioni per un posto dove alloggiare e ci consiglia di andare a Capo Rizzuto. Bene! pensiamo, non ci siamo stati e lì c'è anche l'acquario.
Finito l'aperitivo ci dirigiamo verso Capo Rizzuto.

Il paese somiglia a tanti altri paesi di mare, case per lo più disabitate e di costruzione recente. C'è pochissima gente in giro, forse per l'ora tarda, sono quasi le otto, vediamo il posto (Albergo pensione Florida) che ci ha indicato il barista ma a vederlo da fuori non ci convince per niente.
E' un edificio di 4 piani costruito negli anni 70 in evidente stato di abbandono, all'ingresso una donna pulisce i vetri..facciamo un giro ci diciamo, ci sarà qualche altro posto...
ma il paese è tutto lì, l'altro Albergo I Campanacci sembra chiuso. Dopo aver individuato l'acquario, vicino ad una chiesa dalle grandiose pretese scendiamo in spiaggia. Davvero bello questo tratto di costa, sabbia fine, vegetazione rigogliosa, tantissimi fiori, è il tramonto e lo spettacolo ci lascia fermi nella contemplazione. La spiaggia è animata da un gruppo di adolescenti.

Forse è meglio andare in albergo e chiedere la stanza visto l'ora tarda, ci aviamo verso il posto indicato con molte perplessità. Ci accoglie un gentile e minuto signore che ci porta subito nella stanza e ci fa mettere l'auto in un parcheggio privato.
La camera è grande ci sono 4 letti ed una culla, la tv e il bagno in camera.
Non male per 20 euro a notte.
Ma ci accorgiamo subito che è un vero disastro. Il bagno perde pezzi d' intonaco dal soffitto per l'umidità e la doccia allaga dappertutto per una pendenza sbagliata del pavimento. La finestra per arieggiare ha la maniglia troppo in alto perciò decidiamo di lasciarla sempre aperta. l'unica lampada sul comodino è rotta. Non ci sono coperte. Usciamo sul balcone. L'inferriata è completamente corrosa, passandoci la mano sopra si rischia di tagliarsi. Non è proprio il luogo adatto per ospitare dei bambini questo.
Se fossi stata lì per lavoro avrei detto sicuramente qualcosa per protestare, ma sono in vacanza e tutto mi sembra meno grave, perciò la prendo a ridere e scendiamo per la cena intenzionati a prendere in giro il gestore.
La cena per fortuna è stata decente e non manchiamo di fare i nostri complimenti ai proprietari i quali un pò stralunati (ci credo!) accettano i nostri complimenti increduli!
Insieme a noi in sala un gruppo di ragazzi e ragazze che si divertono a scaricare musica da internet con il portatile di uno di loro. Sono lì per lavoro, ma non capiamo bene che tipo di lavoro. Siamo stanchi e decidiamo di fare una breve passeggiata verso l'acquario prima di andare a letto.



venerdì 18 aprile 2008

finalmente...

Riqualificazione, recupero e valorizzazione dei centri storici calabresi. Sono questi i contenuti del bando pubblico per la selezione di progetti integrati che è stato illustrato stamani, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Alemanni di Catanzaro, dall’assessore all’Urbanistica Michelangelo Tripodi e dal dirigente di settore Rosaria Amantea. Il bando, che è già consultabile sul sito Internet della Regione, utilizzerà le risorse finanziarie previste dalle delibere del Cipe 35/2005 e 3/2006 e dal Programma operativo Fesr 2007-2013.
continua...

un ottimo modello di sviluppo economico volto alla riqualificazione dei centri storici è il famoso esempio di Riace e della sua Città Futura che è stata una delle tappe del mio viaggio e che non mancherò di descriverla. Intanto se siete curiosi di sapere di cosa si tratta visitate qui