lunedì 19 aprile 2010

L'architettura di Cucinella per il Parco Nazionale del Pollino


L’Ente Parco Nazionale del Pollino realizzerà un centro polifunzionale, situato nella parte del parco in Calabria, in una posizione strategica, una porta virtuale, uno degli accessi privilegiati al parco del Pollino, ma anche un punto di passaggio tra la Calabria e le regioni del nord. Lo studio Cucinella ha progettato un volume dalla forma geometrica esterna “a triangolo” e con le forme interne curve, troviamo, la sala delle riunioni, gli uffici del parco, uno spazio didattico e di esposizione.
L’edificio usa strategie energetiche attive e passive. Visto il contesto particolare del parco, si è voluto evocare metaforicamente la natura, per l’uso dei materiali, al fine di assicurare l’integrazione dell’edificio nel suo contesto connotandolo come punto di riferimento esemplare.
Mario Cucinella è l'architetto incaricato alla progettazione e alla realizzazione di questa opera.

martedì 13 aprile 2010

una riflessione sull'amore



Le forme di amore legate alle parti costitutive umane.

L'amore ha varie forme legate alle parti costitutive dell'essere umano. Vedremo di esaminarlo seppure brevemente.- La prima forma è quella dell’amore legato, dipendente soprattutto dal corpo fisico ed è una forma di amore che sarebbe preferibile denominare genitale.
E’ espressione di pulsioni, istinti che sorgono come impulsi primari direttamente dal corpo fisico.E’ egoistico, tende a soddisfare proprie necessità, perciò è l'asservimento della testa ai bisogni sessuali che sorgono nella parte bassa del corpo, del pensiero alla volontà, della coscienza (riconoscimento delle esigenze dell'altro) all'istinto.
L'espressione amorosa di questo tipo, se diventa un fine è indice di immaturità affettiva. Se invece si riesce a considerarla un passaggio per giungere al vero Amore Spirituale, allora anche questa specie di amore troverà il suo giusto posto all'interno di una sana e costruttiva relazione di coppia.
- Quando l'amore riesce toccare anche il corpo eterico, allora sì può parlare di erotismo. La ricerca di soddisfazione si estende e si allarga dalla sfera puramente genitale a tutto il proprio corpo, sconfinando e rivolgendosi anche al corpo dei partner elaborando tecniche amatorie da elementari a complesse come nel mitico Kamasutra, non a caso sorto dalla cultura indiana legata soprattutto al corpo eterico.
L'erotismo è già una forma amatoria un po' più matura rispetto a quella genitale, ma rimane comunque sempre legata al corpo fisico. Di queste due espressioni primarie la prima è peculiare dell'uomo (amore genitale), la seconda (erotismo) della donna.
- La terza forma di amore è quello cosiddetto animico e quindi collegato ai corpo astrale. E’ la forma di amore che sì può appagare senza aver bisogno dei rapporto sessuale diretto.
Nell'amore animico avviene il passaggio da fuori a dentro, dalla pulsione sessuale all'oggetto amato. Non esiste più cioè il bisogno di uno stimolo sessuale esterno giacché la persona amata la sì porta sempre in sé stessi. L'amore animico è l'amore platonico nella sua accezione umana più elevata.
E’ l'amore del “dare e ricevere". Quando però l'amore rimane nell'ambito "dell'aspettativa di un ritorno", ricade in un atteggiamento alla fin fine egoistico, gratificante solo per la persona stessa.
E’ caratterizzato dalle parole più o meno consce: "Ho bisogno di te per sentirmi soddisfatto/a, Mi aspetto qualcosa da te (atti, atteggiamenti, slanci) perché io ti ho dato qualcosa".
Questa forma di amore vive di alti e bassi, di felicità travolgente e di abissi di disperazione con conseguenti possibili profonde crisi e inevitabili rotture. Quando l'amore rimane in questo ambito può esserci il rischio che, col passare dei tempo, se la situazione del "do ut des" si radicalizza, ciascun componente della coppia cercherà fughe o situazioni compensatorie. Può anche succedere che si arrivi ad una vera e propria rottura.
Quando ci siano figli, nella maggior parte dei casi l'uomo cercherà la sua gratificazione verso l'esterno: lavoro, amicizie, hobbies o avventure extra coniugali. Comunemente la donna invece cercherà la sua gratificazione verso l'interno: amore per la famiglia soprattutto nei riguardi dei figli.
Questa forma di amore può durare per tutta la vita coniugate, ma se non si solleva ad una forma più elevata scatenerà prima o poi rancori, risentimenti, forme di vendette striscianti, frustrazioni.

- Nella quarta forma è l’Amore Spirituale, l'Amore dell'Io per un altro Io, il vertice dell'amore di coppia. Esso è il vero Amore che si raggiungerà come risultato finale di un percorso più o meno lungo.
Nella migliore delle ipotesi, quando si sta bene assieme, quando c'é armonia tra due corpi e due anime, all'inizio questa armonia si raggiunge modulando le pulsioni sessuali “per amore" dell'altro/a. Si può giungere in molte situazioni a trattenere persino i propri desideri non chiedendo nulla all'altro o, viceversa, lasciandolo esprimere secondo le proprie necessità.
Anche in questo modo però sia in modo altruistico che in modo egoistico, si è rivolti continuamente per dare o ricevere all'altra persona, dimenticandosi di se stessi o viceversa accentrando tutto su se stessi.
Attorno ai quarant'anni però molto spesso, quando il rapporto non si sia già scisso prima, si rompe l'armonia avuta fino a quel momento. Ciò succede perché ciascun componente della coppia è portatore di un proprio Io individuale che ha bisogno per realizzarsi di fondarsi su se stesso indipendentemente dall'ambiente che fino a quel momento lo ha circondato.
Verso i quaranta anni circa (la famosa crisi dei quaranta anni), l'Io sente nella sua interiorità il potente richiamo a voler dare una sempre maggiore attenzione alla propria evoluzione individuale anche aldilà del rapporto di coppia. La piacevole condivisione di interessi non è più sufficiente: si desiderano propri spazi individuali.

L'Io che fino a questo momento della vita si è posto soprattutto al servizio della parte fisica e animica sia dì se stesso che dell'altra persona, si risveglia: l'io da questo momento “percepisce" se stesso ed esige proseguire il suo cammino nonostante tutto e tutti. Tutto ciò è "crudelmente" giusto, fa parte dello sviluppo naturale dell'essere umano.
Questo potente processo di realizzazione può capitare in tempi differenti: può succedere avvenga prima che il proprio partner abbia anch'esso avviato il proprio processo di realizzazione. Si innesta in tal modo una pericolosa crisi della vita di coppia. Chi dei due percepisce la nascita di questo processo, cambia rapidamente, vede la vita con altri occhi, non accetta più compromessi né piccoli né grandi e chiederà a se stesso “Ma io, dove sono stato fino a questo momento?"
In breve tempo l'altro componente della coppia si troverà di fronte una persona quasi del tutto sconosciuta e chiederà a se stesso: "Chi è mai questa persona? Credevo di conoscerla ed invece di lei non ho capito nulla. Non mi comprende più!”
La presa di coscienza della nuova realtà sia da una parte che dall'altra è sconvolgente, destabilizzante. Il rischio che il rapporto precipiti dipende dal fatto che le persone si affrontano su due livelli differenti: l'uno spirituale, l'altro animico.

A questo punto esiste un'unica possibilità di incontrarsi nuovamente su un medesimo piano: si deve avviare un dialogo franco, veritiero, aperto.
E’ in questo momento che contemporaneamente deve compiersi il passaggio dall'Anima allo Spirito, da un rapporto animico ad uno spirituale. Non esiste altra possibilità se non quella di riconoscersi come un Io di fronte ad un altro Io, accettare e comprendere che ciascun Io ha un proprio cammino individuale da compiere.
Non più l'uno nell’altro ma uno accanto all'altro in comprensione e aiuto reciproco.
Se ciascuno riuscirà a fondarsi sul proprio Io, percependo al contempo l'Io dell'altro allora e solo allora l'unione diverrà solida, duratura, vera.

Giovanni Peccarisio
Laureato alla "Libera Università della Scienza e dello Spirito" di Dornach (Svizzera), come Maestro Waldorf (scuole steineriane) e Maestro di pittura

giovedì 8 aprile 2010

benvenuta Primavera


e finalmente la primavera si fa sentire.
La mattina nel profumo di fiori che sprigiona l'aria quando apro le finestre, nei colori del verde, lillà, giallo e rosso dei quercioli, pruni e tulipani. Nell'aria frizzantina che a mezzogiorno regala un tepore consolante. Che meraviglia la primavera!

La Pasqua è passata ma la rinascita sta ancora facendo il suo corso e la natura ci offre uno degli spettacoli più belli. Ora le giornate in giardino saranno all'ordine del giorno e magari ci scappa anche una colazione o un pranzo all'aria aperta.

Finalmente ho finito di ridipingere il cassettone/fasciatoio per il mio piccolo, il suo angolino in camera comincia a prendere forma anche se manca ancora un sacco di cose da fare.
Devo fare spazio per la culla, lavare tutti gli indumenti e lenzuolini che mi sono arrivati generosamente dalle cugine (il bello di una grande famiglia!) e sicuramente dovrò fare qualche acquisto, ma quello preferisco riservarlo al momento che la camera sarà sistemata.
Ho anche in mente di preparare tanti nuovi lavoretti con la macchina da cucire sia per il mio piccolo amore che per i neonati delle mie più care amiche...
per esempio mi piacerebbe fare dei nuovi pupazzetti dai vecchi calzini spaiati
oppure delle copertine sostituisci ciucciotto
o dei giochini di stoffa da appendere sulla culla
o la bellissima idea del fasciatoio portatile in stoffa sovrapponendo un panno di spugna su una stoffa colorata :)
nel frattempo mi sto informando sulla possibilità di usare i pannolini lavabili anzichè i comodi ma anche inquinanti pannolini usa e getta (che tra l'altro tutti mi consigliano perchè pratici, ma io proprio non ce la faccio al pensiero di contribuire all'accumulo in discarica).
gli ultimi modelli somigliano in tutto a quelli usa e getta (con elastici e mutandina impermeabili) la differenza sta che vanno cambiati quando sporchi (ma perchè lasciare il bambino per tanto tempo umido o con la cacchina a contatto della loro delicata pelle?) e possono essere lavati in lavatrice perchè in materiale lavabile. Ci sono sia quelli in cotone o in fibre naturali sia quelli in materiale plastico tipo polipropilene (che sinceramente anche se uno li usa per più bambini prima o poi dovrà porsi il problema del loro smaltimento).
Infine sto leggendo un libro interessantissimo sull'educazione precoce al vasino che consiglio vivamente a chi come me sta affrontando questo meraviglioso mondo della maternità, si chiama Senza pannolino di Laurie Boucke editore, Terra Nuova.

Sono sempre più convinta che siamo noi i fautori del mondo in cui viviamo e se non siamo i primi a mettere in pratica come vorremmo che funzionasse la società come potremmo pretendere che lo facciano anche gli altri...dopo le recenti elezioni amministrative ne sono più convinta e dopo il legittimo impedimento ancor di più.
Siamo in mano ad una società dove solo l'interesse personale è importante ed il consumismo la fa da padrone, con questi valori che importanza può avere la scelta di inquinare meno per esempio? meditate gente meditate...

martedì 2 marzo 2010

febbraio movimentato


Dopo una lunga assenza ritorno tra le righe del blog per esternare alcune considerazioni sui fatti degli ultimi tempi. Tempi duri, non solo per i fatti di razzismo un pò perpetuati in tutta Italia e non solo: dai fatti di Rosarno, ai vari omicidi o pestaggi ai danni di ragazzi figli di immigrati e cittadini italiani soprattutto al nord Italia. Tuttavia IERI lo sciopero nazionale degli immigrati in varie città di Italia ha visto una partecipazione numerosa anche di molti cittadini italiani. Questo lascia ben sperare che il popolo italiano in fondo sia sensibile ed aperto all'integrazione e mette in evidenza come sia la politica dell'integrazione a mancare di basi solide!
Conosco tantissimi ragazzi che vivono in Italia da più di 10 anni, che non hanno mai chiesto la cittadinanza perchè magari sperano di tornare al proprio paese e ora si trovano in seria difficoltà per l'inasprimento delle pratiche burocratiche per ottenere la cittadinanza.
Io ho ancora la residenza in Calabria e ogni anno devo fare il rinnovo della tessera sanitaria temporanea finchè ovviamente non decido di trasferire la mia residenza a Firenze. E' una vera scocciatura, perchè si aggiunge un'altra scadenza importante tra quelle che quotidianamente devo affrontare, ma nonostante ciò non ho mai preso in considerazione la possibilità di far domanda per il cambio della residenza. So che per i vari cavilli burocratici mi converrebbe chiedere il cambio di residenza, tuttavia rinunciare a questo mio ultimo legame legale con la mia terra d'origine mi crea un pò di disagio.
So che è un'assurdità, in fondo si tratta solo di carte, difficile da spiegare, ma capisco benissimo questi ragazzi immigrati che aspettano tanto prima di chiedere la cittadinanza. E' una questione psicologica, inconscia, di rivendicazione culturale. Non so secondo voi dico delle assurdità?


Tanto per rinforzare un pò il mio orgoglio calabro riporto il video di una testimonianza sulla vera storia dell'unità d'Italia di cui sicuramente il principe Emanuele Filiberto, o ignora o deliberatamente disconosce: (clicca sul titolo per vedere il video)
la vera storia dell'unità d'Italia

Navigando sul web ho trovato questa notizia sconcertante:

Sono ormai ufficialmente soppressi a partire da oggi i treni ICN 761/768 "Scilla" Reggio-Torino e vv(sia via Mileto che via Roccella), ICN 751/752 "Tommaso Campanella" Reggio-Milano e vv (via Mileto e via Roccella), l'Espresso 823-834 "Freccia del Sud" Agrigento-Milano e vv (rimane limitato a Roma), e l'Espresso 1940/1941 "Treno del Sole" Siracusa/Palermo-Torino e vv. Tutti questi treni verranno vergognosamente sostitutiti da un unico nuovo Espresso solo letti e cuccette Siracusa/Palermo-Torino PN e ritorno, numerato 1943/1944, che in Calabria riprende la traccia dell'ICN 761/768.In risposta alle scellerate decisioni di Trenitalia e del Governo, sono state indette dai sindacati calabresi FILT-FIT-UGL-ORSA-FASTFERROVIE due manifestazioni di protesta per dire NO ai tagli ed agli infiniti disservizi che aumentano di anno in anno.
La prima si svolgerà domani 2 marzo a Locri di fronte al palazzo di città, ed avrà inizio alle 10:30. La seconda si svolgerà il 6 marzo, sempre alle 10:30, di fronte la stazione di Reggio Calabria Centrale. Entrambe le manifestazioni sono aperte al pubblico, quindi consigliamo ai lettori di Ferrovie in Calabria ed alle loro famiglie di unirsi alla protesta!Per maggiori informazioni raccomandiamo la lettura del manifestino qui sotto, e di visitare il sito del sindacato FastFerrovie http://www.fastferrovie.it/home.php?scelta_LF=Calabria
fonte
Se siete nei paraggi vi invito a partecipare perchè è intollerabile che le FerrovieItaliane continuino a risparmiare ai danni del Sud per potersi permettere i lavori dell'Alta Velocità, che tra l'altro non funziona un granchè. Ho viaggiato nella tratta Milano-Roma con l'AV e oltrechè essere quasi obbligatorio, essendo stati soppressi moltissimi IC ed ES, a costi eccessivi, spesso non rispetta gli orari, in più il rimborso al 50% del biglietto avviene se si supera i 60 min. di ritardo! Un servizio d'elite che scade nella solita organizzazione improvvisata!
Siamo in tempi di elezioni amministrative, in molte regioni si sono mobilitate liste di candidati a sindaco e per il rinnovo della giunta comunale. Anche in Calabria.
Se state pensando di riconfermare la giunta Loiero vi prego di dare prima un'occhiata al loro operato.
Sul sito della Regione Calabria è possibile trovare in formato pdf il libro "Le cose fatte", cliccando sul titolo sarete direttamente collegati all'indice del libro che è interamente scaricabile. Ne ho dato un occhiata molto veloce ed essendo stato redatto dallo stesso governo in carica ovviamente ne vengono tessute le lodi .
Tuttavia vi invito a verificare se tra le attività svolte ne riconoscete qualcuna vicina alla vostra realtà e se effettivamente vi è corrispondenza.

Per quanto riguarda Vibo Valentia cliccando sul link trovate i nomi dei ben 610 candidati alla poltrona. Non vi sembrano un pò troppi?
Un pensiero di solidarietà mi va alle vittime ed ai superstiti del terremoto di Haiti e del Cile.
La loro tragedia è anche la nostra, auguro loro di trovare la forza di combattere contro la disperazione e poter trovare una speranza di vita e felicità nonostante il disastro subito.
Un augurio che viene da un'alluvionata che plaude al coraggio degli aquilani dimostrato nei giorni scorsi nel dimostrare la voglia e la volontà di riprendersi la loro città.
BRAVI!

giovedì 25 febbraio 2010

Italia si chiamava la Calabria


In epoca greca, prima delle colonizzazioni, la Calabria era abitata da più comunità, tra cui gli Enotri (coltivatori della vite), i Coni, i Morgeti, gli Itali. Proprio dal mitico sovrano Italo, la regione - che prima ancora si chiamava Enotria - fu detta «Italia» dai colonizzatori ellenici. Il nome, poi, si estese a tutta la penisola. Fu, dunque, la Calabria a dare il nome all’Italia. Molti dizionari enciclopedici - taluni anche volutamente - lo ignorano. Aristotele, il grande filosofo greco, nel 384 a.C. scrive che Italo era il re degli Enotri e che «da lui questi presero in seguito il nome di Itali, come pure venne chiamata Italia la regione da loro abitata, quella propaggine di coste delimitata a nord dai golfi di S. Eufemia Lamezia e di Squillace, così vicini tra loro che distano solo una giornata di cammino».
L’impronta della Magna Grecia

La fortissima impronta culturale lasciata dalla Magna Grecia, ancora oggi in Calabria, sopravvive non solo attraverso le aree archeologiche ma anche negli stupendi tessuti e nei coloratissimi costumi fatti a mano su antichi telai (e con strumenti quasi identici a quelli di duemila anni fa) che - a sorpresa - spuntano fuori, specie se si visitano determinate zone della regione in occasione di festività religiose o se ci si imbatte per caso in feste nuziali o anche cerimonie funerarie. In tali circostanze è davvero facile vederne di ogni foggia e spesso a vivacissimi colori, anche in seta e broccato, specie nelle località in cui si parla albanese come San Demetrio Corone, Caraffa di Catanzaro, Vaccarizzo o Spezzano Albanese, dove la tradizione della tessitura è piuttosto antichissima.
La lana fu la prima fibra ad essere adoperata, ma nei secoli si utilizzarono anche seta, ginestra, cotone, lino. Ma la sorpresa più grande è che in qualche zona i tessuti vengono ancora colorati secondo la tradizione arcaica, bollendo le tele con infusi vegetali di varie cortecce. Le decorazioni utilizzate danno l’idea della stratificazione delle diverse presenze culturali con motivi geometrici che risalgono alla Magna Grecia. I tessuti a strisce risentono degli scambi con la civiltà egizia, e molto forte è la presenza di simboli cristiani, dal calice alla sfera, dai pampini di vite alle stelline. L’influsso arabo sarebbe invece rintracciabile in alcune figure di animali. Molto forte, comunque, in alcuni centri è la presenza del panno di lana o tessuto fine e pregiato tinto di colore rosso acceso. Di panno rosso scarlatto, infatti, è il costume di Nicastro. Di velluto scuro con corpetto nero, camicia bianca ricamata quello di Luzzi. Il costume segna le tappe importanti della vita calabrese e prosegue una tradizione che si alimenta ed alimenta un fiorente artigianato tessile. A Longobucco ma anche a San Giovanni in Fiore, Cerzeto, San Demetrio si trova un'ampia scelta di tappeti rustici, tessuti adatti ad uso decorativo, coperte, tovaglie, ricami. Piuttosto famoso per la tessitura e per la produzione dei caratteristici e pregiati scialli calabresi, i «vancàli» che rispecchiano una storia millenaria, è anche l'ameno comune di Tiriolo, in provincia di Catanzaro. Molto presente è anche la ceramica che, nei centri dello Ionio è grezza, solo raramente colorata con qualche tocco di blu o rosso, mentre nella zona di Gerace è invece molto vicina, sia per le forme che per le decorazioni, a quella greca. Ceramiche e terrecotte fanno parte della tradizione calabrese, e visitando le botteghe artigiane di Rende, Cariati, Corigliano, Seminara, Locri, Nicastro, Squillace, è ancora possibile ammirare l’uso virtuosistico del tornio a mano - secondo tecniche antichissime - e osservare l'«infornata» di orcioli, anfore, più o meno come duemila anni addietro.
Vincenzo Pitaro
www.vincenzopitaro.it

lunedì 15 febbraio 2010

Ninna nanna


LU BENE E LE PAROLE

A ninna-ninna e la ninna-ninnella
Amorusellu de la mammarella.
Dorma ninnillu miu dorma e riposa
Cumu allu munnu riposa ogni cosa.
Dorma ninnillu miu dorma ch’è l’ura
li guai toi riposanu a chist’ura.
Dorma ninnillu miu dorma ch’è l’ura
li guai toi riposano a chist’ura.
Dorma ninnillu miu dorma allu sinu
duve s’addormentau nostru bumminu.
A ninna-ninna e la ninna-nonna
chi bene te fare la madonna.
(strumentale)
E la madonna mu de cca è passata
E de ninnillu miu m’ha addummannatu.
Ed ella addummannau ed eu dicennu
l’haju ‘a lle vrazze chi me sta dormennu.
E tu madonna mia chi mi l’ha datu
fammillu stare bonu e mai malatu.
(strumentale)
Oh sonnu-sonnu veni e’ nun tardare
ca l’ura è tarda ed ha de ripusare.
A ninna bellu miu te cata mamma
chilla chi de lu bene nun te ‘nganna.
‘U bene de la mamma è tuttu core
ca chillu de li genti e su parole.
(strumentale)

venerdì 22 gennaio 2010

Rosarno due settimane dopo

La morsa del gelo continua a farsi sentire. E' un inverno lungo questo. Un inverno duro e faticoso a volte.
Ho deliberatamente evitato in questi giorni di scrivere riguardo agli accadimenti tristi che hanno interessato la Calabria. Volevo capire, informarmi e farmi un'idea del perchè certe cose siano successe. Sto parlando di Rosarno, di una cittadina come tante in Calabria che ospita da sempre i nostri "cugini" come sin da piccola sono abituata a chiamarli.
Perchè loro, i cugini, in Calabria ci sono da sempre, e sono sempre stati trattati con umanità.
Essendo cresciuta in una cittadina di mare, il mio ricordo è legato alla spiaggia, al loro pellegrinaggio sotto il sole cocente, con un carico sovradimensionato di mercanzia colorata, su e giù per la spiaggia, sempre rispettosi e attenti.
Un calabrese non avrebbe mai picchiato un africano, proprio per la condizione di familiarità che i calabresi condividono con l'emigrazione.
Dopo i fatti di Rosarno mi sono più volte chiesta dove fosse finito questo sentimento.
Finchè c'è stato rispetto reciproco i due popoli sono andati di comune accordo. Il rispetto è venuto a mancare è evidente.
Dalla trasmissione di Santoro AnnoZero è venuto fuori il malcontento degli agricoltori calabresi nei confronti dell'economia agricola italiana che non valorizza i prodotti locali mantenendone dei prezzi bassissimi che li costringono ad assumere in nero i lavoratori stagionali. Dal canto loro i lavoratori stagionali si sono ritrovati, oltre alla paga di 25 euro al giorno, non sempre corrisposta, anche nelle condizioni di vivere in tuguri e baracche in condizioni igieniche disastrose.
Quando vivevo a Milano ho fatto amicizia con molti senegalesi che vendevano la loro roba al mercato di Senigallia (dove ho comprato il mio primo jimbè) e alcuni di loro avevano cominciato a lavorare proprio in Calabria. Nessuno mi ha mai parlato di maltrattamenti, anzi il loro ricordo è sempre stato positivo. Per questo non riconosco più la mia gente.
Cosa è successo?
D'alto canto un articolo di qualche giorno fa, e scusate la mancanza di fonte ma ho dimenticato di registrarla, accusava gli agricoltori calabresi di sfruttare la nuova norma europea che elargisce i finanziamenti all'agricoltura solo se dimostri di avere un coltivo e non in base alla produzione. Se ciò fosse vero la 'ndrangheta avrebbe trovato il modo di fare soldi facili e gli immigrati non essendo più utili sarebbero stati presi in giro, con la loro conseguente rivolta che nel caos generale ha coinvolto anche gli abitanti che sono sicura non sono diventati xenofobi da un giorno all'altro!
Allora, invece di trattare questi poveri e sfortunati ragazzi mandandoli via come delinquenti fossero andati davvero alla radice del problema...
Quello che voglio insinuare è solo un ragionevole dubbio.

La morsa del gelo continua