
FULVIO MILONE
ROMA
La torta è grande e gustosa: 1 miliardo di euro, l’importo dei lavori ancora in corso su una cinquantina di chilometri del tratto calabrese dell’A3, l’autostrada che non sarebbe azzardato definire una «fabbrica di San Pietro» anche se il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, ha dichiarato a luglio che sarà completata nel 2012. La ’ndrangheta ci conta, e questa non è una novità. Il guaio è che le richieste di estorsioni e le intimidazioni dei signori del racket sono diventate asfissianti al punto da far pensare alle imprese di gettare la spugna.
ROMA
La torta è grande e gustosa: 1 miliardo di euro, l’importo dei lavori ancora in corso su una cinquantina di chilometri del tratto calabrese dell’A3, l’autostrada che non sarebbe azzardato definire una «fabbrica di San Pietro» anche se il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, ha dichiarato a luglio che sarà completata nel 2012. La ’ndrangheta ci conta, e questa non è una novità. Il guaio è che le richieste di estorsioni e le intimidazioni dei signori del racket sono diventate asfissianti al punto da far pensare alle imprese di gettare la spugna.
«Molte ditte impegnate nei lavori sull’A3 e in altre grandi opere
pubbliche hanno manifestato l’intenzione di andar via», conferma il governatore calabrese Agazio Loiero, che lancia ancora una volta l’allarme sulla criminalità durante un convegno organizzato da Confindustria su «Sviluppo e sicurezza nel Mezzogiorno».
«Se davvero le imprese se ne andassero perché sono soggiogate dalla ’ndrangheta sarebbe una beffa: questa regione ha infrastrutture da terzo mondo e non si riesce neanche a sistemarle. Non si può più andare avanti così», aggiunge Loiero che, mentre parla, fissa lo sguardo sul ministro dell’Interno Roberto Maroni, anche lui presente al convegno con la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e i segretari di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. E annuncia, il governatore, che la Regione Calabria ha fatto un passo importante per la trasparenza negli appalti: la nomina di
Salvatore Boemi, ex procuratore aggiunto antimafia a Reggio Calabria e magistrato simbolo della lotta alle ’ndrine, a Commissario della stazione unica appaltante, il primo organismo a livello regionale che dovrà gestire l’intero sistema degli affidamenti dei lavori e preservarlo dalle infiltrazioni mafiose.
Lontano dai microfoni, dopo il convegno, il presidente della Regione racconta di un suo colloquio con Pietro Ciucci, presidente dell’Anas:
«Era molto preoccupato, diceva che la criminalità calabrese rende impossibile la vita alle imprese come Impregilo ed Astaldi che hanno i cantieri sull’A3, bersagliati da una novantina fra attentati e intimidazioni di vario tipo nell’ultimo anno. A questo punto mi chiedo se il governo, così attento ai problemi della sicurezza, si ponga anche quello della criminalità organizzata. Mi chiedo anche perché i lavori sull’autostrada non finiscono mai, se non anche per gli interessi e le pressioni delle cosche». A Loiero, che dà comunque atto alle forze di polizia di condurre con impegno la lotta alla ’ndrangheta e al ministro d
ell’Interno di mostrare attenzione al problema, Maroni risponde con un monito alle imprese: «Devono respingere i tentativi di infiltrazione messi in atto con l’usura, le estorsioni e le intimidazioni». Insomma, «tocca agli imprenditori denunciare». E, soprattutto, «chi non denuncia il pizzo deve non solo essere espulso da Confindustria, ma anche escluso da
gli appalti». Il numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, è d’accordo: «Dobbiamo creare in Calabria una filiera della legalità. Imprese, sindacati e lo Stato ingaggino insieme una dura battaglia contro la criminalità». Ma, avverte Marcegaglia, «occorre anche consentire lo sviluppo della regione: quindi più infrastrutture, più ricerca, più credito. E basta con il fatto che lo Stato non paga le imprese». «La ’ndrangheta - spiega Maroni - si combatte con un attento lavoro di intelligence». E, naturalmente, con le risorse finanziarie: «In Calabria ce ne sono a sufficienza. Il Programma nazionale per la sicurezza ha una capacità di 1,2 miliardi di euro. Il problema è che al Sud, però, questi fondi non vengono spesi in modo razionale».

Si torna al solito discorso: l'autostrada più appetibile d'Italia.
Mi meraviglio che Loiero si appelli ai primi Ministri per risolvere la situazione...che si aspettava da un Ministro proveniente dalla Lega?
Cmq il problema è sempre lo stesso...una volta che si lascia la porta aperta alla 'ndrangheta questa nn ne esce più!
è forse l'unica possibilità per essere aiutati l'ammissione delle proprie colpe?
o basterebbe denunciare le aggressioni subite? di certo questa autostrada vive di soli soldi pubblici e per la sua manutenzione continua (perchè è ovvio che se a distanza di qualche mese il manto stradale è già danneggiato è la qualità dei materiali e la professionalità nell'esecuzione ad essere messa in discussione)ne richiede tanti...troppi... e di questo la 'ndrangheta ci sguazza.
A mio parere personale l'A3 dovrebbe essere privatizzata, cominciare a far pagare dei pedaggi e con quelli provvedere alla sua manutenzione...non ci sarebbe nemmeno bisogno di tanto personale visto che i caselli sono ormai tutti automatizzati.
Qualche anno fa decisi di intraprendere il viaggio di ritorno a casa in auto.
Era estate e Andrea aveva ancora la vecchia Fiat Tipo che però reggeva ancora bene i lunghi viaggi. Non eravamo molto preoccupati, forse perchè avevamo programmato la partenza in un orario insolito, le 5 del mattino.
Quella mattina pioveva, era ancora buio ed iniziai a guidare io. Mi dovetti fermare quasi subito per la pioggia torrenziale che si scatenò in mezz'ora.
Poi ripartimmo ed il viaggio fu anche piacevole. Attraversare l'Italia e poterne osservare i molteplici aspetti del suo paesaggio è già una bella esperienza di viaggio, ancor di più con la luce del mattino (più tardi usci anche il sole).
Superata Salerno cominciarono ad esserci rallentamenti.
Un cantiere aperto ogni mezz'ora, deviazioni sull'altra corsia, corsie chiuse, cominciava anche a far caldo visto l'orario (mezzogiorno). A questo eravamo preparati però.

Ce lo aspettavamo. Ma quello che non ci aspettavamo di vedere e che ci lasciò a bocca aperta fu il notare che in mezzo ad un cantiere con tanto di trivellatore manuale e giubbotti catarinfrangenti erano posizionati due operai di cartone....si di cartone, avete capito bene.
Cosa ci facevano due operai di cartone in mezzo all'autostrada?
Volevano rappresentare una burla? uno sciopero? o lo fanno per intimare i guidatori a rallentare (anche se esistono dei cartelli apposta per questo)?

Sta di fatto che io e Andrea guardandoci negli occhi pieni di ilarità le abbiamo pensate tutte, persino ad una tattica tutta italiana di scappare dal lavoro senza esser notati.
Da lì il viaggio è durato all'infinito e quando siamo arrivati eravamo stanchissimi.
Inutile ricordare che quello fu il nostro ultimo viaggio in auto verso sud.





